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Le lotte per i diritti dei gay nei college religiosi americani

NEW YORK – Le battaglie per i diritti degli studenti e delle studentesse gay sbarcano anche nei college religiosi americani. E sconvolgono istituzioni che, paradossalmente, si basano su un credo che considera l’omosessualità come un peccato.

In molte università cristiane, infatti, i ragazzi hanno cominciato a fare outing, chiedendo di poter esprimere apertamente le proprie preferenze sessuali e di fondare nei campus gruppi e associazioni a tema, scontrandosi però con il conservatorismo un po’ bigotto di rettori e amministratori anziani.

È il caso, ad esempio, di Adam R. Short, matricola di ingegneria alla Baylor University che ha provato, senza successo, a fondare un club nel campus per discutere di sessualità e omofobia: «La nostra è una forza irrefrenabile che si scontra con l’immobilismo dei vertici» spiega al New York Times.

Molto spesso, infatti, gli atenei religiosi proibiscono nel loro regolamento interno i “comportamenti omosessuali” e ai ragazzi non resta che rinunciare a tenersi per mano con il partner per paura di venire espulsi.

Alcuni college più liberali, come la Belmont University di Nashville, di ispirazione battista, ultimamente hanno accettato, se pur con riluttanza, l’esistenza di organizzazioni studentesche gay, dopo aver però obbligato un’allenatrice di calcio lesbica a dare le dimissioni.

Ma si tratta di un’eccezione alla regola, come conferma Lori Fogleman, la portavoce della Baylor University, il più grande ateneo battista degli Stati Uniti, che conta oltre 15 mila studenti: «Qui richiediamo agli iscritti di non promuovere comportamenti sessuali contrari agli insegnamenti della Bibbia».

«Purtroppo, anche se gli studenti sono ormai pronti a un cambiamento, il rettorato non lo è» spiega Samantha A. Jones,  presidente del Sexuality Identity Forum della Baylor, un’associazione che si riunisce ormai ogni settimana, nonostante non sia mai stata formalmente riconosciuta.

La maggior parte degli atenei di ispirazione evangelica, infatti, non persegue gli alunni che dichiarano di essere attratti da partner dello stesso sesso, ma solo i “comportamenti” e le “attività” omosessuali. Del resto, il sesso pre-matrimoniale è vietato nei college religiosi anche per le coppie etero, ma non c’è alcuna restrizione sulla formazione di eventuali gruppi d’ascolto e di confronto sui temi legati alla loro vita affettiva.

Per gli omosessuali, invece, anche una semplice ammissione delle loro relazioni sentimentali può costare cara. Lo sa bene Amanda Lee Genaro, che nel 2009 è stata sospesa dalla pentecostale North Central University di Minneapolis dopo aver ammesso su MySpace di avere una relazione (del tutto platonica) con un’altra donna. Il college sarebbe stato disposto a riammetterla solo se avesse rinnegato la propria omosessualità e per questo Amanda ha deciso di cambiare università e di trasferirsi in un ateneo non religioso.

Una scelta non facile per molti ragazzi credenti, che non vedono la propria fede in contrasto con le proprie preferenze sessuali. È il caso, ad esempio, di David Coleman, sospeso dalla North Central University nel 2005 per aver ammesso la propria relazione (sentimentale, ma non carnale) con un altro uomo”. Coleman, che si è trasferito nella più tollerante (ma sempre religiosa) United Theological Seminary of the Twin Cities di New Brighton, parla apertamente del vecchio college come di un ambiente in cui si perpetuava una costante “violenza spirituale”. «Ma io ho una vocazione» racconta al Nyt, spiegando di non voler rinunciare al suo sogno: quello di diventare un pastore protestante.

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