Categorie
curiosità

Delitto Olgiata, filippino in carcere per omicidio volontario

Roma – Soldi. Ci sarebbero loro dietro al movente che ha armato la mano di Manuel Winston Reves, il domestico filippino 42enne accusato di omicidio volonatrio per la morte della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa il 10 luglio del 1991 nella sua villa all'Olgiata, a nord di Roma. Sono due le ipotesi che gli investigatori tengono presente: la prima riguarda i contrasti l'uomo avrebbe avuto con la Filo della Torre a proposito di un prestito di un milione e mezzo di lire che non sarebbe stato restituito. Quanto alla seconda ipotesi, basata sulla ricostruzione della vicenda fin dall'origine, il domestico potrebbe essere entrato nella villa Mattei per rubare dei gioielli, che sapeva dove erano conservati.  Secondo la ricostruzione dei fatti, l'assassino, sorpreso dalla contessa, avrebbe lottato con lei che poi morì dopo essere stata colpita con uno zoccolo e strangolata anche con il lenzuolo. Ed è proprio il lenzuolo che ha incastrato il domestico. Tracce del suo Dna sono state trovate sul lembo di stoffa che stringeva il collo di Alberica Filo della Torre. È quanto emerso nel corso di una conferenza stampa nella quale erano presenti i pm, Gianfilippo Laviani e Francesca Loy, il comandante provinciale dei carabinieri di Roma Maurizio Mezzavilla e il capo dei Ris di Roma Luigi Ripani. Il lavoro dei Ris ha portato ad accertare che oltre al sangue della vittima sul lenzuolo erano presenti tracce ematiche il cui Dna è risultato perfettamente coincidente con quello di Manuel Winston. Per corroborare la prova, ieri sera in carcere è stato fatto il secondo test di conferma.  Il sangue di Manuel Winston, ricavato dal lenzuolo avvolto al collo della vittima, era frutto di una abrasione al gomito sinistro, provocata probabilmente da uno strusciamento con la moquette della camera della contessa durante la colluttazione. Il fermo è stato deciso in base al pericolo di fuga dell'indagato. Manuel Winston sposato e con figli, viveva e lavorava stabilmente a Roma ma spesso si recava nelle Filippine. Se avesse saputo che i risultato degli ultimi esami sul Dna lo incastravano "avrebbe potuto fuggire", hanno fatto notare gli inquirenti. L'ex domestico, ieri non ha risposto ai pm avvalendosi della facoltà di non rispondere. Quando è stato fermato, ieri in serata era "tranquillo, a casa". E' invece destinata a finire in archivio la posizione di Roberto Iacono, altro storico indagato per l'uccisione della contessa. Figlio della maestra che nel pomeriggio si recava a casa Mattei per curare gli studi della figlia della coppia, finì nel mirino degli investigatori da subito. Il ragazzo, che aveva problemi di salute, frequentava abitualmente la villa per i rapporti che la madre aveva con la contessa. Alla luce degli esami del dna, la procura è intenzionata a chiedere al gip di archiviare la posizione di Iacono. Un'istanza questa, che sarà formulata non appena saranno terminati gli esami sui reperti. Domani o dopodomani è atteso l'interrogatorio di garanzia per il domestico filippino, che è rinchiuso a Regina Coeli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.