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Delitto Basile, esperto: Ecco perché la baby teste non è credibile

Roma – Baby teste non credibile. Questa la svolta nell'assoluzione di Vittorio Luigi Colitti, il 19enne accusato di aver ucciso il consigliere comunale dell'Idv, Giuseppe Basile. La difesa dell'avvocato Francesca Conte si è basata, infatti, sulla consulenza di Laura Volpini, psicologa forense, per mandare in frantumi il quadro accusatorio del pm Giovanni De Palma. Grazie alle perizie di parte il 27 dicembre scorso Colitti jr, all'epoca del delitto minorenne, è stato assolto e per il nonno, che andrà in aula il 5 maggio prossimo per lo stesso omicidio, si profila la scarcerazione. Fondamentale è stato il lavoro svolto da Volpini che, riesaminando i documenti relativi ai primi interrogatori di V., la bambina che inchiodò con la sua testimonianza nonno e nipote, e assistendo all'ultimo incontro tra il pm e la psicologa dell'accusata nel 2010, ha evidenziato "una modalità di ascolto non conforme allo standard sancito dalla carta di Noto". In sostanza, ha spiegato a La Presse la docente dell'Università La Sapienza, "la bambina non è mai stata sentita in un contesto appropriato ad un minore. Più volte è stata minacciata di essere arrestata se non avesse detto la verità e infine la tecnica a domanda rispondi ha spaventato e confuso la piccola". Nell'ultimo interrogatorio, a cui Volpini era presente, "alla bambina è stato fatto vedere un video con i presunti colpevoli. V. aveva 6 anni ed era in grado di leggere i nomi che passavano nei sottotitoli".  L'esperta ha infatti confermato nella sua relazione finale, ritenuta fondamentale dalla Cassazione, che "la bimba non era in grado di associare i volti ai nomi e che la sua deposizione è stata più volte suggestionata sia dall'accusa che dalla stessa madre". Sembra infatti che la donna raccogliesse tutti gli articoli di giornale riguardanti l'omicidio Basile e non risparmiava alla piccola neanche le trasmissioni televisive. La manipolazione attuata dalla madre della baby teste le valse, infatti, una denuncia civile presso il Tribunale dei minorenni che poteva mettere a rischio la stessa podestà genitoriale.

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