In America dilaga il “cuddle party”, a base di coccole. Italia più avanti: siamo già al “bunga bunga”

In America dilaga il “cuddle party”, a base di coccole. Italia più avanti: siamo già al “bunga bunga”

In Italia non sono ancora sbarcati, forse perché da noi, nel paese del bunga bunga, due baci sulle guance non si negano a nessuno, nemmeno ai perfetti sconosciuti. Ma nei paesi anglosassoni e scandinavi, dove il contatto fisico viene considerato un’invasione della privacy, stanno letteralmente spopolando.

Parliamo dei “Cuddle Party”, feste a base di coccole, in cui decine di persone si ritrovano per scambiarsi carezze, baci e abbracci. Nessuna malizia: il contatto dev’essere di natura affettuosa e platonica, perché chiunque venga beccato a palpeggiare o fare avances viene immediatamente escluso dalla serata. Non è il bunga bunga di cui parlano in questi giorni le cronache politiche. Al bunga bunga ci si può sempre arrivare, ma questo è solo il primo passo.

Nati nel febbraio 2004 dalla mente di Reid Mihalko e Marcia Baczynski, due coach esperti di relazioni interpersonali che vivono tra New York e Los Angeles, i cuddle parties sono workshop dove imparare a sconfiggere la timidezza e le paure sociali, attraverso la comunicazione, l’intimità e la tenerezza.

Se negli Stati Uniti la moda ha subito preso piede, negli ultimi anni si è diffusa anche in Canada e Australia e, ora, nel vecchio continente, in Inghilterra e in Svezia.

Gli ospiti sono per lo più invitati ad arrivare in pigiama, per essere comodi e disinvolti, e a portare con sé cuscini e animali di pezza. Droghe ed alcolici, naturalmente, sono vietati, perché l’obiettivo è il puro relax e si vuole evitare che le cose “sfuggano di mano”.

Le testimonianze dei partecipanti riportate sul sito www.cuddleparty.com sono entusiastiche, ma il sito americano Jezebel non nasconde una certa ironica diffidenza verso queste “inquietanti” effusioni scambiate fra sconosciuti. Anche perché, le coccole, sono rigorosamente a pagamento e una serata viene in genere a costare 40 dollari. Nell’America in crisi, insomma, anche l’affetto, ormai, ha un prezzo.

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