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• “Marginite” è il gene dei “Diversi”. Dei dissimili no però…

L’aspettativa delle tante “diversità”, anche “altre”, che vivono nell’Unione europea è la realizzazione di una Politica della Speranza. Una politica che sappia pensare, scoprire e porre in essere degli strumenti per la decostruzione della…

L’aspettativa delle tante “diversità”, anche “altre”, che vivono nell’Unione europea è la realizzazione di una Politica della Speranza. Una politica che sappia pensare, scoprire e porre in essere degli strumenti per la decostruzione della marginalizzazione del cosiddetto diverso. Da un punto di vista culturale, sociale prim’ancorché economico. Migranti ed autoctoni (termine desueto) devono in qualche modo convivere. La speranza è che sia una convivenza pacifica. Sarebbe una grande sconfitta, per gli accademici, per i politici di buon senso, per la società tutta, se da cui a trenta anni nell’Europa Post Moderna, si dovesse ri-parlare di guerra e/o conflitti etnici e cosa assai peggiore viverli. I fatti di Rosarno, gennaio 201o, in Calabria, ci ammoniscono che, ad oggi, non siamo totalmente in grado di escludere questo genere di conflitto sul suolo dell’Unione. Poiché non è mai troppo tardi, ecco la speranza, siamo tutti chiamati, ciascuno nelle proprie competenze, ad apportare un contributo. I migranti portano con sé parte del vissuto di coloro che stanno al margine. Eppure, nel loro Dna, non c’è un gene codificato come “marginite”, ch’io sappia…
Geneviève Makaping.
(Tratto e riveduto dalla mia relazione a “Living with Diversity: For a politics of Hope in Europe” Barcelona CCCB 4-5 March 2010).