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Sexgate in Israele: confermata la condanna all’ex presidente Katzav

GERUSALEMME – La Corte suprema d’Israele ha confermato e reso esecutiva la condanna a sette anni inflitta nei mesi scorsi all’ex capo dello Stato Moshe Katzav per violenza sessuale, molestie e ostruzione alla giustizia. Il verdetto è stato emesso dopo l’ultimo ricorso presentato dalla difesa di Katzav – il quale anche stamattina ha gridato la sua ”innocenza” – contro la sentenza emessa a marzo dalla Corte distrettuale di Tel Aviv.

Il ricorso, di natura esclusivamente procedurale, è stato bocciato su tutta la linea. A questo punto, (salvo rinvii in extremis) Katzav dovrà entrare in cella il 7 dicembre, secondo quanto decretato dal collegio. ”Senza alcun dubbio c’è stata violenza, poichè le relazioni sessuali (contestate) non furono consenzienti anche se c’erano stati legami sentimentali”, hanno scritto nel dispositivo finale i giudici della Corte suprema Edna Arbel, Salim Jubran e Miriam Naor, riferendosi agli episodi chiave dei molteplici casi di abuso imputati all’uomo politico.

Presidente d’Israele dal 2000 al 2007, quando fu costretto a dimettersi a causa dello scandalo, Katzav – 66 anni – è stato riconosciuto colpevole d’aver stuprato un’impiegata ministeriale al tempo in cui era titolare del dicastero del Turismo. E di aver inoltre molestato almeno altre due donne già da capo dello Stato, all’interno della residenza presidenziale. Esponente storico del Likud – il partito di destra guidato attualmente dal premier Benyamin Netanyahu – e simbolo della comunità nazional-religiosa ebraico sefardita d’origine iraniana, egli ha insistito tuttavia pure oggi a negare ogni accusa.

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