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La crisi c’è, ma non per il Fashion System. Lo dice R&S mediobanca

MILANO- Al vaglio il Made in Italy:  Secondo una ricerca di R&S Mediobanca -società che sviluppa in Italia gli studi economici e finanziari sulle imprese e sui mercati- il settore che reagisce meglio alla crisi, rispetto al resto dell’economia, è proprio quello della moda che promette di superare con successo anche il 2012.

Sono state passate ai raggi X le otto maggiori società della moda con sede in Italia: Armani, Dolce & Gabbana, Ferragamo, Max mara, Only the brave (gruppo Diesel), Prada, Tod’s, Zegna ed è emerso che queste aziende, ripresesi dalla crisi nel 2010 sono continuate a crescere per tutto il 2011.

Ferragamo sembra sia stato la chiave di volta: il fatturato è cresciuto del 27,6% a poco più di 701 milioni e il risultato netto ha registrato un balzo del 77,6% (62,7 milioni). A poca distanza segue Prada, che ha reso noto martedì i conti trimestrali: 1,73 miliardi di ricavi (+24,9%) e un risultato netto balzato a 273, 2 milioni (+74,6%). Leggermente distanziato il gruppo Tod’s, il cui fatturato (699 milioni) è salito in nove mesi del 14,8% ma il risultato netto non è stato comunicato.  

Cosa però ancora più importante, è il buonissimo andamento di dati veramente significativi sul valore aggiunto per dipendente, ulteriormente cresciuto nel 2010: le imprese della moda hanno realizzato nel 2010 un valore aggiunto per addetto pari a 96mila euro a fronte di una costo del lavoro unitario di 45mila euro; il costo del lavoro incide quindi per 47% sul valore aggiunto (rispetto al 59% dell’industria manifatturiera).
A questo si aggiunge una forte patrimonializzazione (3,3 miliardi di utili cumulati tra il 2006 e il 2010)  e investimenti per 1,7 miliardi, soprattutto nella rete commerciale.

C’è infine un altro messaggio che si ricava dai dati di Mediobanca, che puù indurre ad un certo ottimismo (solo le case di moda): le attese per il 2012 non sono brillanti, la crisi economica sembra dilagare ma i dati delle principali griffe italiane  dimostrano che le aziende hanno sufficiente fieno in cascina, hanno prodotti sempre più raffinati e attraenti  e hanno maturato un’esperienza che dovrebbe metterle al sicuro da nuove tempeste.  Salvando così un settore manifatturiero che in Italia mantiene un peso importante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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