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Kirsten Dunst: “Vi racconto la mia depressione e l’aiuto di Lars von Trier”

Kirsten Dunst (Foto LaPresse)

ROMA – L’attrice americana Kirsten Dunst su “Ok Salute” di novembre racconta la sua depressione, e come sia stato determinante l’aiuto del regista Lars von Trier per farle “ritrovare la bussola”.

“Ho iniziato a stare male nel 2008. Il peso di tutte le responsabilità professionali, per una allora giovane come me, e gli effetti della costante pressione e presenza dei media, mi sono piombati addosso all’improvviso – racconta l’attrice – Dopo alcune settimane di malessere profondo, ho seguito il consiglio di parenti e amici fidati e sono andata alla Cirque Lodge, una clinica americana per il trattamento delle dipendenze e della depressione. È situata a Sundance, tra le montagne dello Utah. Ho fatto benissimo a ricoverarmi. In pochi mesi sono resuscitata”.

L’attrice di Spiderman poi ricorda: “Ero arrivata a un punto della mia vita in cui dovevo assolutamente fermarmi. Avevo perso la bussola. Ero arrivata perfino a pensare di smettere del tutto di recitare. Dovevo riesaminare da zero cosa significava per me crescere e maturare, mentre ero ancora nei miei vent’anni. E riflettere sulla maniera in cui stavo vivendo la mia vita di attrice famosa. Dovevo pensare a tutto ciò dal di fuori del mondo in cui avevo vissuto fino allora, l’ambiente del cinema, Hollywood, Los Angeles, e rivedere tutto da una prospettiva differente”.

Quindi l’aiuto di Lars von Trier sul set di “Melacholia”: “Se non mi fossi aperta al percorso terapeutico non avrei potuto tornare a lavorare, e meno che mai recitare in un film doloroso come Melancholia, tutto imperniato sulla depressione. Quella del regista Lars von Trier, però, non la mia! Nel film interpreto Justine, una sposa novella che celebra le sue nozze in un caos assurdo e nevrotico. Tanto per iniziare, Justine consuma la prima notte con un altro uomo, per poi sprofondare in una depressione clinica, mentre un pianeta chiamato Melancholia è in rotta di collisione con la Terra, minacciando l’annientamento”.

“Lars, con la sua tipica sincerità, ha ammesso di essersi ispirato alla sua propria battaglia con la depressione in fase di stesura del copione. Nel film, Justine fa cose che lui racconta di aver fatto quando era depresso. Se mi sono rispecchiata io nel personaggio? Per fortuna il mio lato oscuro si è diradato. Anzi, direi che è sparito”.

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