"Così facevano tutti". La difesa del licenziato inguaia altri delegati

"Così facevano tutti". La difesa del licenziato inguaia altri delegati

Dieci delegati di Fim, Fiom, Uilm e Fismic – rispettivamente 3, 2, 3 e 2 – più alcuni altri aderenti all’Associazione Quadri Fiat hanno ricevuto dall’azienda una lettera di contestazione per aver utilizzato la email aziendale per comunicazioni sindacali. Sono tutti impiegati degli Enti Centrali. La notizia sarebbe poca cosa se non si inserisse nel confronto giudiziario tra la Fiat e la Fiom in merito al licenziamento di Pino Capozzi, il professional delegato esperto del sindacato meccanico Cgil. I provvedimenti stanno ulteriormente avvelenando il clima tra i sindacati: i nomi dei delegati raggiunti dalla lettera sono contenuti nella memoria difensiva presentata dagli avvocati di Capozzi. Volevano dimostrare che l’uso della email aziendale per comunicazioni sindacali era prassi consolidata tra tutti i delegati.

La prossima, e probabilmente definitiva, udienza sarà domani: il giudice del lavoro dovrà decidere se l’azienda ha tenuto un comportamento antisindacale licenziando il delegato Fiom oppure no. Il ricorso nel merito del licenziamento sarà, invece, depositato dagli avvocati di Capozzi nei prossimi giorni. Il professional aveva diffuso – durante la vertenza di Pomigliano – una lettera dei lavoratori di Ticky in solidarietà ai colleghi campani. Il contenuto era stato giudicato dalla Fiat denigratorio. Quindi a Capozzi erano stati contestati due addebiti: uno relativo al merito del documento e uno relativo all’utilizzo della email.

I segretari Fiom torinese e regionale, Bellono e Airaudo, polemizzano duramente con la Fiat: «Così alza la tensione. Mostra stupore nello scoprire che la rete aziendale è usata per comunicazioni sindacali e sta usando a questo proposito la memoria difensiva di Capozzi. È un segnale di difficoltà». Aggiungono: «Si punta a farci fare la figura degli spioni mentre noi, a differenza di altri, non facciamo segnalazioni anonime, ma diciamo la verità». Gli avvocati della Fiom, Elena Poli e Silvia Ingegneri, spiegano che «è vergognoso che la Fiat utilizzi impropriamente il proprio potere disciplinare per difendersi in un giudizio in corso».

La reazione più furibonda arriva dal segretario Fismic, Roberto Di Maulo: «Quella della Fiom è delazione: per aiutare il loro delegato denunciano gli altri. E poi da settimane accusano me di essere un delatore perché, dopo il licenziamento dei tre della Fiom, ho sollecitato il giudice di Melfi a indagare sul clima pesante che c’è in quella fabbrica. Ma io nomi non ne ho fatti». Il segretario Fim, Claudio Chiarle, chiede alla Fiat di ritirare i provvedimenti. Dice: «Ha approfittato dell’ingenuità commessa dalla Fiom per contestare una prassi diffusa. Piuttosto si discuta, come prevede il contratto, di come dotare i delegati di una email a loro destinata». Flavia Aiello, Uilm, aggiunge: «È una cosa brutta che l’azienda abbia preso i nomi dagli avvocati della Fiom. Spero che tutto si chiuda qui».

Potrebbero interessarti anche...