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La Befana vien di notte…con le scarpe tutte rotte

di Francesca Cavaliere

La Befana vien di notte…con le scarpe tutte rotte

Il vento soffiava forte in quella fredda notte di pioggia.

La finestra si aprì e si richiuse velocemente.

Un foglietto vergato d’inchiostro volò fuori tra i due battenti e rimase sul davanzale. La pioggia fredda cadeva fitta e le grosse gocce d’acqua sbavavano le parole.

Il Vento, che vide, soffiò sopra il biglietto e lo posò sotto una tegola, poi, ripensandoci, tornò indietro e lo prese nel suo vortice, lo portò con sé sulle montagne, poi sulle dune del deserto, sul mare: per giorni e giorni viaggiarono insieme finché non si persero all’orizzonte.

La vigilia dell’Epifania.

Quella sera, Stefan si sentiva tutto solo.

Andò a letto senza che la mamma avesse potuto rimboccargli le coperte.

E così sconsolato, tra un fruscio ed un palpito d’ali, si addormentò. E sognò.

Al delimitare di un bosco, su una spianata innevata, stava sul suolo bianco di neve soffice e leggera la casa blu dal tetto spiovente e dal comignolo fumante: fiocchi bianchi scendevano lentamente dal cielo e si posavano accanto agli altri arrivati prima di loro.

Il naso schiacciato sul vetro, i suoi occhi curiosi di bambino guardavano dentro la grande stanza rettangolare attraverso l’alone sul vetro rischiarato dal suo stesso respiro.

Su una parete laterale, il grande e quadrato antico caminetto scuro acceso con la sua massiccia trave di legno affumicata. Su una sedia a dondolo di vimini, le mani incrociate in grembo, seduta una vecchina sorrideva guardando il fuoco.

Nella casa della befana.

Quella mattina, la vigilia dell’epifania, lei si era alzata di buon’ora per finire di preparare i regali per i bimbi di tutto il mondo, insieme ai suoi aiutanti e consiglieri: angioletti bambini che impacchettavano in un istante ciò che capitava loro sotto mano e che intercedevano per quei bimbi che avrebbero meritato solo carbone.

Eh sì! Avrebbe avuto un bel da fare quella notte, e già si sfregava le mani pensando agli occhi felici di quanti avrebbero trovato il suo dono.

“Cosa fai lì fuori al freddo? Vieni qui dentro al calduccio!” Disse la vecchina a Stefan.

Ed egli si ritrovò nella grande stanza senza porte, rischiarata dalla luce del fuoco.

Altre due stanze si affacciavano su questa, ma di queste se ne poteva vedere una sola perché l’altra era protetta dal buio.

Una vecchia scopa di saggina, simile ad una ramazza, stava appoggiata al piccolo muro dall’intonaco un po’ grossolano che divideva le due camere.

C’erano bimbi alati ed un piccolo cane bianco che si rincorrevano intorno al grande tavolo quadrato di legno chiaro, al centro della sala illuminata dalle stelle sul soffitto.

“Per regalo avevo chiesto di conoscere la Befana”. Disse per prima cosa il bambino alla vecchia.

Lei, senza dire nulla, lo prese in braccio ed insieme si sedettero davanti al fuoco.

“Ti racconterò una storia”. Gli disse.

E cominciò.

Il racconto della Befana.

Ero seduta su questa stessa sedia a dondolo ed in questo stesso caminetto guardavo il fuoco danzare.

Ora più alte, ora più basse, lingue di fuoco,  impetuose e ululanti, lambivano la trave di legno affumicata come per uscire all’aria aperta, ma subito il ceppo ardente le riafferrava e le ammansiva.

A tratti, invece, il fuoco diventava allegro e scoppiettante e faceva smorfie e variopinte boccacce infuocate.

Poi, silenzioso e tranquillo, diventava un debole brillio, una carezza all’aria…quasi un sospiro…e, guardando quella fiamma, mi addormentai.

Il sogno della Befana

Mi sentivo leggera leggera, come se fluttuassi nell’aria. Mi ritrovai ad un tratto tra colline verdi, laghi, ruscelli e fiumi dorati con pesci colorati… L’acqua scintillante…sembrava… ma era d’oro! Fiori grandi come alberi, altri piccolissimi come teste di spillo ai lati dei sentieri.

C’erano alberi con tanta frutta colorata e sullo stesso albero c’erano insieme albicocche, e uva, e mele, e banane, e pere, susine, prugne, pesche e fichi! Non ricordavo di aver mai visto alberi, e giardini, e laghi, e fiumi, e ruscelli come quelli! Sentivo risa di bambini che giocavano e si divertivano ed io li vedevo…. dall’alto! Siii! Perché volavo… e volavo a cavallo… di una scopa! VO-LA-VO!Mi bastava pensare ad un luogo ed ecco che c’ero! Non dovevo far nulla per esserci: solo desiderare di esserci. FAN-TA-STI -CO! Mi divertivo da matti a scorrazzare nell’aria e nessuno mi vedeva…o quasi. Ogni tanto mi trovavo faccia a faccia con qualche uccello che rimaneva un po’ sconcertato a vedere questo strano…”collega”! Del resto potevo viaggiare quanto volevo! E su, e giù, e sotto, e sopra! Persino capovolta! Che spasso, ragazzi! Insomma, mi trovavo su di un aggeggio che mi leggeva nel pensiero. Per fartene un’idea, immagina di volere essere sopra la cupola di S. Pietro o la Tour Eiffel, o sul Monte Bianco, sulle cascate del Niagara, sul castello di Neuschwangstein e poterci essere all’istante! Potevo volare in mezzo alla pioggia più fitta senza bagnarmi, giocare con i fulmini e le trombe d’aria! Non esiste una giostra così! Meglio di qualsiasi giostra del 2002!

Mentre volavo sentii una vocina che continuava a ripetere: ” Vorrei tanto avere un cane come compagno di giochi”. C’era un piccolo angelo vicino a me.

“Sei tu che vorresti un cane?” – Gli chiesi.

“No” – Rispose l’angelo. “E’ quel bambino laggiù – Vedi? – che lo chiede” – Disse indicando un bambino che giocava da solo in un’enorme casa.

“Io ripeto il suo desiderio per farmi sentire da qualcuno che lo possa accontentare”.

” Proprio adesso, – pensai – ho visto un piccolo cane randagio tutto solo. Potrei andarlo a prendere!”

Così dissi all’angelo: ” Ti porterò subito ciò che cerchi “. E volai in picchiata verso il suolo.

Arrivata a terra presi il cane in braccio. “Dove mi vuoi portare?” – Chiese il cane.

“In una grande casa dove potrai giocare con un bimbo che ama moltissimo quelli come te”. Gli risposi.

“D’accordo, – disse il cane – mi sembra proprio una bella idea”.

E si lasciò portar via, tutto contento di poter vedere le cose…da un’altra prospettiva, accoccolato addosso… a quella strana cosa volante.

Ritrovai l’angelo e gli dissi: “Ecco, ora puoi portalo a chi te lo ha chiesto”.

Ma l’angelo rispose: ” Non posso far nient’altro, io, che portare messaggi, questo soltanto mi è permesso. Non posso portare il dono al bambino che l’ha domandato. Dovrà pensarci qualcun altro. Forse tu?”

“Io?” – Risposi spaventata e incredula. Non avevo proprio pensato a quella possibilità.

“Perché no? – Mi fece l’angelo – Non ti piacerebbe portare doni a tutte le persone che lo meritano? Non ti piacerebbe vedere quell’espressione tra la meraviglia e la curiosità di chi, di fronte ad un pacchetto chiuso cerca di indovinarne il contenuto? Non vorresti vedere gli occhi felici di chi riceve qualcosa di desiderato? E rivedere migliaia di volte le stesse cose ma pur sempre diverse, e ritrovare nel volto degli altri il tuo stesso volto, le tue stesse emozioni da te già o mai vissute, o che avresti potuto vivere? E sapere che gli uomini non sono tanto diversi tra loro?”

“Va bene, – gli dissi – lo farò perché è un compito che mi riempie di gioia”.

“C’è qualcosa d’importante che devi sapere. – Proseguì l’angelo – I doni chiesti nei messaggi che io ripeto potranno essere recapitati solo nella notte dell’Epifania. Tutti in una volta.”

“In una sola volta? Non potrò mai portare tante cose tutte insieme! Ed in un tempo così breve!” – Dissi con dispiacere.

“Certo che potrai! Prendi questo lembo della mia veste: esso potrà contenere tutto il necessario”. – Concluse l’angelo.

Lo guardai aspettandomi che fosse una burla di quell’angelo-bambino. Come poteva essere che un piccolissimo e leggerissimo pezzetto di stoffa riuscisse a contenere tante, innumerevoli cose? Ma lo sguardo innocente dell’angelo mi fece credere.

Ed allora l’angelo continuò.

“Ti spiego: i desideri sono impalpabili, della stessa materia dei sogni, non occupano spazio. Qualsiasi cosa, a contatto con questo pezzetto del mio vestito ridiventerà ciò che era all’inizio: un desiderio. La bisaccia che cucirai con questo lembo conterrà i desideri e sarà, per questo motivo, leggerissima. La notte dell’Epifania i desideri, una volta fuori dalla bisaccia, potranno diventare reali per coloro i quali avranno meritato il dono: qualche volta essi diventeranno carbone, ed alcuni dovranno aspettare un anno o forse molto, molto di più; altre volte essi prenderanno la forma del desiderio che era stato espresso; altre volte ancora molti penseranno che tu li abbia dimenticati, nonostante non sia così”.

“Non capisco” – Dissi.

“Vedi – disse l’angelo – noi non udiamo le voci umane. Sentiamo solo la voce del cuore. Molti non desiderano profondamente ciò che dicono di volere o non hanno veramente bisogno di ciò che chiedono; altri esprimono desideri con intenzioni cattive ed allora noi sentiamo soltanto che qualcuno sta chiedendo qualcosa ma non sappiamo ripetere ciò che dicono”.

“In questi due casi, – proseguì l’angelo – il tuo regalo sarà il carbone, perché solo chi ascolta il proprio cuore può desiderare il giusto e meritare il dono”.

“Ancora,– proseguì – devi sapere che c’è chi non spera più di ricevere regali perché crede di non potere essere ricordato da nessuno e di non essere importante per nessuno. Può capitare però che queste persone riescano a sognare e così a desiderare. A loro tu porterai qualcosa di ormai inaspettato e speciale: la prova che qualcuno pensa a loro, perché nessuno è solo, soltanto vuole credere di esserlo. Tutti hanno desideri, ma c’è chi ha paura persino di esprimerli perché pensa di non meritare nulla di bello e perché la speranza è ormai un’amica perduta”.

“Spiegami allora, – dissi all’angelo- se loro stessi non vogliono far sentire la voce del loro cuore, come potete sentirla voi angeli?”

“Tu ci aiuterai in questo modo. – Mi disse l’angelo – Quando saranno addormentati, dovrai seminare l’aria di primavera sotto il loro naso e ciò li farà sorridere: mentre il sorriso accarezza le loro labbra, in quel preciso attimo in cui hanno dimenticato il dolore, nell’incoscienza del sonno, noi potremo sentire i loro sogni attraverso il loro stesso respiro ed attraverso i sogni ascoltare i loro desideri e ripetere il messaggio. Così anche loro potranno ricevere il loro regalo. Tu avrai tutto il tempo che ti serve perché la notte dell’Epifania è un tempo in cui il sole aspetta il segnale del buio per potere sorgere, un tempo in cui un secondo può diventare lungo quanto una notte e la notte può diventare breve quanto un battito di ciglia: poiché essa è la notte in cui la speranza si manifesta a chi sa sperare, a bambini e ad adulti con cuore innocente. E come essa è il tempo in cui la speranza unisce i cuori di tutte le persone fino a farlo diventare uno solo, così una sola è la notte in cui la magia può accadere. Ti darò una scopa che ti farà volare in giro per tutto il mondo e non avrai freddo né fame, né mai ti sentirai stanca durante il viaggio”.

Continua […] La Befana, il risveglio  https://www.ladyblitz.it/?s=la+befana%2C+il+risveglio

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