La befana, il magico viaggio

La befana, il magico viaggio

di Francesca Cavaliere

La befana parte per il suo grandioso e magico viaggio

Esultavano tutti nella stanza accanto, segno che il tempo di partire era arrivato. Tutti gli angioletti, con l’aiuto del cane che tirava con i denti, chiusero con un nodo la formidabile bisaccia  e la misero in una piccola cesta adagiata sulle spallucce della vecchina.

Allora baci, abbracci, auguri di buon viaggio. Ella ringraziava sorridendo e accarezzando tutti quei bimbi alati, senza i quali non si sarebbero realizzati tanti desideri.

Era contenta la Befana: dello stupore negli occhi sgranati e felici dei bambini che trovavano la calza riempita di dolciumi o un regalo vicino al letto; dell’attesa trepidante di quelli che non sapevano se avrebbero ricevuto carbone; di altri che, nella speranza di coglierla nel momento in cui sarebbe entrata in casa, aspettavano svegli fino a cadere addormentati…e lei li trovava lì, seduti sul letto o davanti al camino, immancabilmente vinti dal sonno perché era lei stessa a far sì che non la vedessero…

……. Loro che non sapevano che era la loro stessa attesa ad alimentare la sua magica esistenza.

La Befana prese la sua scopa, anche il cane volle il suo saluto personale ed accolse la carezza della vecchina con salti e scodinzolii.

Lei si avviò verso la stanza buia, verso le vecchie scale di legno che portavano sul tetto. Tutti si fermarono sulla soglia.

“Signora!” – La chiamò  ancora Stefan.

“Perché i grandi dicono che tu non esisti, che non sei vera”?

“Perché non hanno più sogni, perché esiste solo ciò in cui si crede, ciò in cui si ha fiducia o si teme” – Rispose calma la donna.

“Perché dicono che sei cattiva?”

“Perché porto  il carbone a chi lo ha meritato”.

“E che vuol dire meritare il carbone?”

“Vuol dire non avere espresso un desiderio giusto”.

“Cos’è un desiderio giusto?”

“E’ un desiderio espresso ascoltando veramente il cuore”.

“E cosa vuol dire ascoltare veramente il cuore?”

“Significa chiedersi se per noi è veramente tanto importante ricevere quel dono, se saremo disposti a trattarlo col rispetto dovuto a ciò che si riceve con amore. I miei regali sono un po’ speciali: non si comprano da nessuna parte. Dentro ci trovi l’attesa, la speranza e l’amore.

Attraverso di essi si avverano quei desideri che non sono una pretesa ma ciò che si spera di ricevere. Un desiderio che si realizza è il segno che il cielo e la terra si sono ricongiunti per un attimo, che il nostro spirito si è ricordato di se stesso”.

Detto questo lei si volse e si incamminò. Il buio della stanza la inghiottì. La sentirono salire su per le scale, sentirono il suo passo stanco risuonare pesante sugli antichi gradini di legno.

Il rumore della botola che si apriva sul tetto diventò più forte nel silenzio della neve e della notte.

“Tutti fuori!  – Gridò l’angelo più piccolo – Lei sta per volare!”

Lei era lì, a cavallo della sua scopa, un minuscolo puntino già cosparso di polvere di stelle.

“Ma tu esisti?” – Le gridò Stefan.

“Tu lo credi?” – Disse – E volò via nel buio e nel freddo della notte

“Io ho ricevuto il tuo regalo” – Si svegliò dicendo Stefan.

Il desiderio ritrovato

Stefan era ormai cresciuto: viveva la sua vita quotidiana nel mondo degli adulti. Si svegliava che era ancora buio e si avviava al lavoro, quando il lavoro ce l’aveva, quando il sole cominciava appena a fare capolino.

Stanco morto la sera ricadeva pesantemente sul letto, avvinto da un sonno senza sogni. Al mattino la sensazione di non avere mai dormito.

A volte, pensando alla sua vita, gli sembrava d’essere come al cinema, a vedere scorrere su di una pellicola la vita di qualcun altro.

Eppure c’era stato un tempo in cui si era sentito al centro del mondo…

Nel laboratorio della Befana il solito trambusto: il piccolo cane bianco non la smetteva di tirare i nastri dei regali e scodinzolare all’impazzata.

Correre e saltare era anche il gioco preferito che angeli e bambini amavano fare mentre preparavano i regali.

Seguito da una coda di bimbi alati, il cane veniva correndo verso la Befana con in bocca un pezzo di carta. Le saltò in grembo lasciando cadere il foglio nelle mani della vecchina, mentre continuava ad osservarla con i suoi occhi neri e curiosi.

“Beh? Cosa vuoi?” – Chiese lei al cane.

Ed ecco che la bestiolina si sdraiò prontamente sulla schiena lasciando scoperto il suo pancino rosa e bianco, mentre le sue piccole zampe lambivano l’aria nel tentativo di avvicinarsi al volto della Befana.

“Ho capito, ho capito! -Disse la vecchina – Vuoi la tua ricompensa di carezze!” E tutti risero di gusto alla felicità del cane che ne ricevette da tutti.

La Befana prese in mano quel biglietto dalla carta ormai ingiallita dal tempo. Tante e tante volte l’aveva letto, ed avrebbe voluto tanto, ma quel regalo non aveva mai potuto portarlo: il desiderio di chi lo scriveva non era abbastanza forte.

Ed ora, ancora una volta, la richiesta del dono era scritta su quel foglietto: la stessa da ormai trent’anni.

Posò il biglietto sul tavolo.

“Lo porterò con me, – pensò – ma lo aprirò per ultimo”, e si diede da fare per finire di leggere tutte le lettere che le erano arrivate.

Arrivò la sera dell’Epifania ed incominciarono i consueti preparativi.

“La polvere di stelle! – Gridava la Befana – Portatemi la polvere di stelle che l’ora si avvicina!”

“Vieni qua, tu” -Ordinava alla sua scopa che aveva preso anch’essa a scorrazzare intorno al tavolo.

La bisaccia era finalmente pronta e colma e furono fatti i consueti saluti tra baci, abbracci ed auguri di buon viaggio.

Si avvicinava la mezzanotte dell’Epifania e la Befana stava sul tetto, pronta a spiccare il volo.

In quel momento, da qualche parte, un uomo stava, da solo, davanti al suo piatto d’insipida minestra.

Finito di mangiare si avviava al letto per un’altra notte senza sogni.

La cartolina di un amico sul tavolo.

Stefan la guardò distrattamente per vedere dove si trovasse ora chi gliela aveva inviata.

Stava per girarla, ma l’immagine che vi vide lo interessò più d’ogni altra cosa: vi era ritratto un albero maestoso, meraviglioso. Ebbe l’impressione che qualcosa luccicasse tra le foglie. Per un attimo gli tornò alla mente qualcosa: il ricordo di un sogno fatto da bambino, di una strana vecchina che gli aveva fatto vedere l’immagine di uno strano albero in uno specchio. Un sorriso gli illuminò il volto ed una forte nostalgia per quel momento magico gli fece esprimere un desiderio dal profondo del cuore: quanto avrebbe voluto rivedere ancora quanto aveva visto in quel sogno!

….Ma l’angelo passava di lì. E l’angelo sentì il suo desiderio.

E l’angelo lo sussurrò all’orecchio della Befana.

La magica notte dell’Epifania cominciò, e, con essa, il lungo ed incredibile viaggio della magica vecchia.

Nella sua bisaccia, tra i tanti, un regalo da tanto tempo pronto per essere consegnato.

Il tesoro ritrovato

Un filo di luce penetrava nella stanza.

Stefan aprì gli occhi e pensò:”Chissà cosa mi ha portato la Befana?”

Sorrise divertito al pensiero che la cara vecchina dei suoi sogni infantili fosse venuta a fargli visita nella notte per portare un regalo anche a lui.

Si sentì come quando, da bambino, cercava dovunque il regalo desiderato, con il fiato sospeso…

Sedette al suo scrittoio per leggere la posta che gli era arrivata negli ultimi giorni.

Ebbe un tuffo al cuore: un vecchio specchio con una cornice di latta, con sbalzi e ricami, era appoggiato lì, sulla tastiera del suo computer, il vetro tanto appannato che era impossibile specchiarvisi.

Muto e sorpreso rimase a guardare quell’oggetto per un po’.

Cercava di allungare la mano per toccarlo ma subito la ritraeva.

Andò di filato a farsi una doccia. Doveva svegliarsi! Al suo ritorno allo scrittoio lo specchio non ci sarebbe stato più.

Rientrò timidamente nella camera facendo dapprima capolino dalla porta ed allungando il collo per vedere se lo specchio fosse ancora lì, ma quell’oggetto era ancora lì.

“Forse l’ho comprato – pensava – ma quando”? Si domandava dubbioso.

“E poi, quando e perché l’avrei messo qui, sulla tastiera del mio computer?” Si diceva perplesso.

Ritornò con la mente a tutto ciò che aveva fatto negli ultimi giorni, ma proprio i conti non gli tornavano! No, era sicuro di non avere mai comprato quella cosa!

Guardava incredulo lo specchio, sempre più confuso: qualcosa però lo faceva sentire contento.

Un ricordo poco chiaro cominciò a prendere forma nella sua mente.

Si rivide, bambino, da solo davanti al caminetto, scrivere una letterina alla Befana.

Sì, aveva scritto un biglietto alla Befana, tanti e tanti anni prima, ormai non sapeva più dire quando. Le chiedeva in regalo uno specchio in cui poter rivedere un albero meraviglioso che aveva sognato…Chi lo aveva visto scrivere la letterina gli aveva detto che la Befana non esisteva, che i sogni non si possono realizzare, che erano tutte fantasie per gente credulona e stupida. E lui, quel biglietto, lo aveva abbandonato lì, senza speranza, sul davanzale della finestra. E… il vento lo aveva portato via. Prese lo specchio tra le mani e sorrise. Il pensiero che qualcuno, un essere magico ed invisibile, fosse stato lì per portargli un regalo, lo faceva sentire leggero leggero e gli faceva venire voglia di saltare!

Aveva voglia di dire a tutti: “La Befana mi ha portato un regalo!”

Era proprio lo specchio del sogno!

Una lacrima di felicità gli rigò la guancia e cadde sulla superficie di vetro. Un improvviso bagliore illuminò lo specchio e vi apparve il suo albero.

E si ricordò di ciò che sapeva fare. E ricordò che poteva correre. E ricordò di possedere il riso dell’innocenza. E ricordò l’odore del mare. E seppe che i sogni si possono realizzare.

Aveva ritrovato il suo tesoro dimenticato.

FINE

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