Somalia, inferno per le donne violentate e costrette alle nozze. Da noi cinquant’anni fa…

ROMA – In Italia un tempo le donne stuprate dovevano sposarsi, per non essere (atrocità di un mondo maschilista) macchiate dalla pubblica vergogna. Nel 1965 la prima a rifiutare di sposare il suo stupratore fu Franca Viola che trovò anche il coraggio (unica nel suo genere in quegli anni) il suo aguzzino Filippo Melodia. Oggi la sua storia non ci sembra più un’anomalia ma ci sono luoghi nel mondo dove le donne vengono ancora stuprate, ridotte in schiavitù e poi s a nozze forzate.

E’ il caso della Somalia, un vero infermo se nasci femmina. Rashida Manjoo, l’inviato speciale delle Nazioni Unite incaricata di monitorare la violenza contro le donne, ha lanciato un allarme alla comunità internazionale: “Lo stupro è diventato una pratica quotidiana in Somalia e nei campi profughi che ospitano somali in Kenya e in Etiopia”. La signora Manjoo ha parlato di “privatizzazione della violenza” denunciando l’omertà che regna nei campi profughi e tra la gente dei villaggi, terrorizzata dalla guerra che dura da 20 anni. “Nessuno parla, nessuno denuncia. C’è una cultura del silenzio che favorisce e garantisce l’impunità”.

Questo anche perché gli shabab, i miliziani integralisti islamici legati ad Al Qaeda, sono indiziati come i maggiori responsabili di stupri, pestaggi, omicidi nei confronti delle donne. Ma non solo: “Le donne subiscono angherie anche da parte delle truppe governative e dentro le pareti domestiche. Sono l’elemento più debole della società somala e tutti ne abusano”.

Lady V

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