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I sarti italiani sono davvero i migliori?

Mon Dieu, alla fine è successo. L’orgoglio tricolore sembra proprio non reggere il colpo, eppure il 7 novembre scorso i francesi si sono aggiudicati anche la casa di moda Brioni. Un altro pezzo Made in Italy che vola a Parigi, insomma.

Sembra che alla porta degli eredi Brioni -le famiglie Fonticoli e Savini- abbiano bussato in tanti. Invece il colosso francese Ppr, si, proprio quello guidato da Pinault che già si è portato a casa griffe italiane quali Gucci, Bottega Veneta e Sergio Rossi, ha evidentemente fatto l’offerta migliore e, vuoi che gli italiani (almeno) alla moda ci tengono, vuoi che l’orgoglio nazionale (a volte) esce fuori, ecco che l’intera stampa italiana si scaglia.

Eh si, perchè  Brioni, Brioni fa male. Basta fare un paio di nomi tra quelli che la maison (ormai bisogna chiamarla così) tutta made in Italy ha vestito per anni, (ma si, qualche nome a caso come Nelson Mandela, Barack Obama, Giorgio Napolitano, il Prìncipe Andrea d’Inghilterra, al Sultano di Malesia) per capire di cosa stiamo parlando. Sembra anche che la battaglia arrivi adirittura su due fronti: se da un lato, infatti, i colossi francesi riescono, pezzetto per pezzetto, a portarci via più case di moda possibili, dall’altro le griffe francese parlano sempre più italiano. Il nostrano Riccardo Tisci, 30 anni, è stato nominato stilista dal colosso Givenchy. Così insieme a quella di Kenzo, quella di Celine e quella di Yves Saint Laurent, diventano quattro le firme francesi disegnate da italiani.

Ed ecco che la stampa ricama. Di orgoglio nazionale, si parla. Di meriti strappati ingiustamente da colossi stranieri pronti a sbranare il “nemico”.

Sarà forse che gli italiani il talento ce l’hanno, si, ma gli altri paesi sanno come sfruttarlo meglio? Per carità, nemmeno a parlarne. Eh si, perchè si può dire tutto dell’Italia, ma quando si toccano capisaldi come l’arte e la moda, l’orgoglio esce fuori. Non a caso, dice la stampa, “gli americani non hanno rinunciato a far mettere una bella firma italiana sul celeberrimo smoking con papillon indossato dall’agente 007 Pierce Brosnan”. Insomma, sembra che la moda Made in Italy vesta tutte, ma proprio tutte le persone importanti. Peccato che 007 esista almeno dal 1960 e, sicuramente, di sarti ne ha visti parecchi (e non necessariamente italiani). Peccato anche che di persone influenti ce ne siano parecchie e non tutte giurano di vestire Made in Italy.

Inoltre, in base a quanto si legge sull’importante periodico statunitense “The New Yorker”, gli stessi americani sembra che degli stilisti italiani non ci facciano proprio un bel niente. Anzi. In fondo loro possiedono De Paris che, (ironia della sorte) è un sarto tutto francese e, diciamo, il talento si vede. Non per niente ha vestito ben sette presidenti, (e non presidenti qualunque ma quelli americani) da Lyndon Johnson nel 1964 in poi. Un sarto incredibile, una persona dal grande talento; così viene ricordato da qualsiasi leader politico che ha avuto l’onore di vestire un suo abito. Un sarto francese ma tutto americano dunque. E la moda italiana? quella famosa nel mondo? Beh, -testuali parole del sarto- “Italiani, voi pensate agli spaghetti! Gli stilisti italiani non producono i loro abiti in Italia. In Madagascar forse, in India, Polonia, nei paesi a basso reddito. Io batto tutti, creo gli abiti in negozio, tutti a mano, ci metto settimane a crearne uno, la gente mi chiama pazzo!”.

Insomma, a giudicare dalle sue parole, la moda italiana è una farsa e, giusto per sferrare l’ultimo colpo, sembra che sia la britannica Scabal (e non l’Italia) a possedere i tessuti migliori del mondo.

 

 

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