Rita Pavone: cinquant’anni di carriera e un solo rimpianto

Rita Pavone

NAPOLI-  Nasceva nel 1962, quasi Cinquant’anni fa,  il fenomeno Rita Pavone, la voce degli anni ’60 ma anche la prima artista italiana globale.”I talent show? Si mi piacciono, praticamente li abbiamo inventati noi, io e il Signor Ferruccio, come chiamavo allora Teddy Reno” scherza Rita.

Un talento sensazionale, una vera “fuoriclasse” che ”L’unico rimpianto della mia carriera” dice, “è stato rinunciare all’America. Sono stata 5 volte all’Ed Sullivan show, lui era fortissimo… ma allora si diventava maggiorenni a 21 anni e mio padre si oppose. Oggi dico ai giovani talenti come Marco Mengoni di cantare inglese, di impararlo, per avere piu’ opportunita”

La festa per i cinquant’anni di carriera gliel’ha preparata con qualche giorno d’anticipo Capri: ad accoglierla proprio Lina Wertmuller, una delle colonne del festival ideato da Pascal Vicedomini, che la diresse nel ‘mitico’ Giornalino di Gianburrasca ma anche al cinema e ancora a ‘Stasera Rita’ per la grande Rai di quegli anni. ”La devo ringraziare, ha creduto in me. Mi disse di leggere quel libro con la copertina verde che neppure conoscevo.”

E poi parla della tv di oggi “una televisione elegante oggi me la ricorda Fiorello” dice la Pavone.

Una forma strepitosa, eppure, giura, di non fare alcun tipo di ginnastica: “sono solo in pace con me stessa, accetto le rughe, mangio tanta cioccolata”.

Poco piu’ di una bambina ma già “faceva la storia, eppure, dice l’artista: “Non mi rendevo conto di quello che stavo costruendo, e proprio quella era la mia forza: vivevo una favola. Ho fatto la gavetta, cantavo da quando avevo 9 anni, le tournee nei locali più squallidi, con Morandi, le pensioni con gli scarafaggi. Poi ad un certo punto capii di essere diventata qualcuno. Mi mascheravo per spiare la gente che nei bar vedeva Studio Uno. Una sera un signore disse: mi piace solo la ragazzina… Poi la prova grande la ebbi a Napoli”. Proprio qui, sul lungomare, dove oggi aspetta di imbarcarsi per Capri sotto braccio al figlio cantautore George Merk, nato in Svizzera dove da tempo l’artista risiede. ”Era la primavera del ’63, dovevo firmare dei dischi alla Rinascente. Il signor Ferruccio mi disse: aspettiamo ancora un po’ in albergo, magari viene piu’ gente. Scendemmo in una città paralizzata: “sarà per il comizio di Togliatti” pensammo. Invece aspettavano me. E poi a Bari, non dimenticherò mai lo spettacolo del Petruzzelli, un’ora di canzoni tutte quelle mani tese… pensai, ce l’ho fatta”.

Poi, a Sessant’anni, decide di fermarsi: “Si, ho avuto il privilegio di fare il mestiere che ho amato. Negli ultimi sei anni ho voluto solo fare un regalo a Renato Zero, nessuno sapeva che ci sarei stata anche io, che bello poi sentire tutti che cantavano i miei pezzi”. Una novità però c’è: sto lavorando ad un progetto mio. Conto di concluderlo entro l’anno, libera da ogni costrizione discografica, non prevedo spettacoli, anche mio figlio sarà coinvolto”.

Poi, parlando delle grandi artiste di oggi, la Pavone dice: “Non riconosco nessuna come “mia erede”. Ognuna ha la sua personalità, magari sono anche migliori di me. Giorgia è un grandissimo talento, la Pausini ha successo ovunque”.

A lei tocca ora il “Premio alla leggenda”, chissà se la convinceranno a cantare stasera, Rita, a Capri. Dove tutto ebbe inizio.

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