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Maria Grazia Cutuli, 10 anni dopo

maria grazia cutuliMaria Grazia, aveva 39 anni e il mondo era la sua casa. Aveva lasciato la sua terra sicula, per sbarcare tra la nebbia di Milano. Alle sue spalle un’isola austera, circondata dal mare, dove le donne, ricurve sotto il peso del loro lavoro, non possono parlare. Un lembo di terra troppo piccolo per contenere tutta la strada che sognava di fare. Un mondo dove ogni gesto ed ogni parola volavano veloci di bocca in bocca. Maria Grazia, una professionista, appassionata, coraggiosa e intraprendente.

Il giornalismo le scorre nelle vene e la rende così curiosa, così attenta e determinata. I fatti, o meglio la verità dei fatti, la sua vita. Un taccuino e una penna, pronti a catturare le immagini, i suoni, e i colori di un mondo che le scorre tra le mani, che le scivola dentro.

Sulle spalle, il peso di ogni storia e di ogni viso che incontrava. Una vita fatta di curve e di bivi. Di biglietti e aerei da prendere. Su e giù per il mondo, da capire, da amare. Una strada lunghissima da percorrere, consumando suole, con il sudore sulla fronte, i capelli al vento e lo zaino carico di esperienza che non basta mai, non pesa mai. Studia filosofia e inizia a scrivere di teatro per La Sicilia. Nel 1987 vola a Milano e collabora con il periodico Centocose, poi con il settimanale Epoca.

Per Epoca Maria Grazia inzia a viaggiare: Bosnia, Congo, Sierra Leone e Cambogia. Poi il salto: New York e il corso di peacekeeping delle Nazioni Unite. Grazie a quest’esperienza trascorre da volontaria un periodo in Ruanda con l’Alto Commissariato per i diritti umani. Nel 1997 ritorna al giornalismo, alla sua professione, alle origini. Scrive per la sezione esteri del Corriere della Sera.

Nel 2001 cambia tutto. Il mondo non è più lo stesso e l’America viene colpita al cuore. Cambia anche la vita di Maria Grazia, che dopo gli attentati alle Torri gemelle viene inviata in Afghanistan. Continua la ricerca della verità, e la voglia di scendere tra la gente per raccontare la storia che nasce.

Maria Grazia scrive il suo ultimo articolo il 18 Settembre del 2001. Un reportage, uno scoop, su un deposito di gas nervino in una base abbandonata dai terroristi di Al Qaeda. Un ultimo tratto del suo estremo coraggio.

Mentre viaggia sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul, viene uccisa dalla furia e dall’odio, di chi da sempre rifiuta gli “invasori”, da chi non capisce la libertà di parola. Nell’attentato muoiono anche l’inviato del quotidiano El Mundo Julio Fuentes, il reporter australiano Harry Burton e l’operatore afghano Azizullah Haidari, entrambi della Reuters.

Maria Grazia amava il mondo, voleva scoprirlo, capirlo, raccontarlo.

di Ilaria Biancacci (unosguardoalfemminile.it)

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