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“Mamme del Sinai” ridotte in schiavitù a Tel Aviv

donne sinai

ROMA – Mentre qui in Occidente ci arrovelliamo per i nostri problemi economici ci sono donne che a centinaia ogni anno vengono stuprate, maltrattate, schiavizzate in Africa. Molte, moltissime sono le “mamme del Sinai”, donne spesso incinte che, profughe, cercano la vita verso Israele. E che molto spesso capitano nelle mani sbagliate, di trafficanti di esseri umani che le sfruttano. A Tel Aviv è nato un centro della Ong Ardc che prova a recuperare e dare assistenza a queste donne sfortunate. Un articolo del ‘Corriere della Sera’ racconta bene la loro storia. Leggiamone un estratto:

Venticinque letti ricavati dall’Ong Ardc in una struttura bassa nel quartiere più povero di Tel Aviv per altrettante donne. Ognuna con uno o più bambini, tante con una pancia di mesi, l’ultimo parto tre settimane fa, una femmina. La gran parte vittima di stupri, ripetuti e feroci, da parte dei beduini che le hanno tenute segregate nel Sinai, lungo il percorso per Israele. La tappa finale di un viaggio che inizia in Eritrea, passa per il Sudan, arriva in Egitto; e che da anni lascia migliaia di migranti in balìa di ex contrabbandieri ora trafficanti di esseri umani.

Dal 2006, 46 mila profughi africani, il 90 per cento eritrei e sudanesi, sono entrati nello Stato ebraico attraverso il Sinai. Al principio, piccoli gruppi; dopo i respingimenti italiani e la guerra in Libia, un’onda crescente. Solo nel 2010 sono stati 14.735; nel 2011 fino al 6 novembre Hotline ne ha contati 12.407. Almeno la metà ha una storia atroce di torture, abusi, reclusioni in condizioni disumane che finiscono solo con il pagamento di cifre spaventose per chi è scappato dalla fame, oltre che da violenze e dittature.

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