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Moda e finanza: questo matrimonio (almeno sulla carta) s’ha da fare

MILANO- La società milanese Pambianco, operante nel comparto del lusso, ha presentato il 14 novembre a Milano -durante il convegno “Moda e Lusso: la sfida della crescita dimensionale”- i risultati di una ricerca volta ad individuare le aziende del settore della moda e del lusso che, almeno sulla carta, possiedono caratteristiche tecniche oggettive per essere quotate nel giro di 3-5 anni. In base ai risultati della ricerca è emerso che il connubio tra moda e finanza potrebbe risultare perfetto.

Sono state infatti selezionate 50 società su un campione di 290 realtà economiche dell’abbigliamento, delle calzature, della pelletteria, dei gioielli, della cosmetica e dell’occhialeria.

Tra la aziende analizzate, Dolce & Gabbana è risultata quella con i requisiti più alti per essere quotata in Borsa , (ovvero quella che guadagnerebbe di più da un’eventuale quotazione, non solo per quanto riguarda il fabbisogno finanziario, ma anche rispetto all’immagine e alla riconoscibilità del marchio) con 74,6 punti. Si aggiudica il secondo posto Giorgio Armani a quota 72 punti, anche se la possibilità che l’azienda investa mai in Borsa sono pochissime visto che lo stesso Armani ha più volte esternato la sua indignazione contro le “sfilate show e le baracconate di cattivo gusto delle griffe che pensano solo alla Borsa, Prada su tutte” testuali parole di Armani.
Il terzo posto (ma sempre sul podio) vi è l’azienda leader nell’intimo e nei collant Calzedonia con 70,4. Seguono Only The Brave, la holding di Diesel, il Gruppo Ermenegildo Zegna, Kiko, Max Mara, il Gruppo Moncler, Liu Jo e il gruppo Dama di Paul e Shark.

Dal rapporto è emerso anche che le aziende che hanno ottenuto un fatturato superiore ai 250 milioni di euro nel 2010, hanno poi vantato un ebitda, cioè l’utile prima delle tasse degli ammortamenti e degli interessi, superiore al 17%. Quelle con un giro d’affari inferiore ai 25 milioni, invece, hanno registrato un margine limitato al 4,4%. In breve, il dato si potrebbe riassumere dicendo che le società grandi hanno maggiore facilità anche nel potenziare la propria crescita all’estero, soprattutto nei paesi emergenti. Riuscire a conquistare i nuovi mercati è ormai diventato molto difficile.

La società di consulenza ha spiegato durante il convegno che per raccogliere i finanziamenti utili alla propria crescita, alle aziende italiane restano solo tre strade percorribili: andare in Borsa, far entrare nel capitale un fondo (strada scelta dal brand Moncler, che ha fatto entrare il fondo francese Eurazeo) o utilizzare le proprie risorse.

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