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Vogliono educare i loro figli a casa, la Germania non lo consente allora chiedono e ottengono asilo politico in America

La famiglia Romeike

In una piccola città sulle Smocky Mountains, al confine fra Tennessee e Carolina del Nord, negli Stati Uniti sudorientali, vive una famiglia di rifugiati politici a cui è stato concesso l’asilo negli Stati Uniti poiché temevano persecuzioni nel loro paese di origine. La ragione per cui hanno avuto paura, alla base della richiesta di asilo, non è proprio convenzionale. I genitori, Uwe e Hannelore Romeike, non volevano mandare a scuola i loro cinque figli (dai 2 ai 12 anni) ma educarli privatamente a casa, pratica illegale nella loro terra nativa, la Germania.

Tra i paesi europei la Germania è quasi l’unica nel richiedere la presenza dei bambini in una scuola ufficialmente riconosciuta. La scuola può essere privata o religiosa, ma deve essere una scuola. Le eccezioni possono essere fatte per ragioni di salute ma non per obiezioni di principio.

Ma i Romeikes, cristiani devoti, vogliono che i loro bambini imparino in un ambiente diverso. Il signor Romeike, 38 anni, insegnante di pianoforte, sostiene che il comportamento indisciplinato degli studenti, consentito da molti professori, è intollerabile e per questo motivo lui non vuole mandare i suoi figli a scuola. «Non mi aspetto che la scuola insegni la Bibbia – sottolinea il signor Romeikes – ma è fondamentale che venga insegnata l’educazione. In Germania, chi educa a casa i propri figli è visto come un fondamentalista religioso che non vuole che i propri figli conoscano come va il mondo preservandoli e proteggendoli così da tutto».

Le ragioni per cui la Germania esige che tutti i bambini frequentino la scuola sono di rafforzare l’integrazione sociale e prevenire il fenomeno cosiddetto delle ‘società parallele’. «Abbiamo avuto queste basi sociali da quando il nostro paese è stato fondato – spiega Thomas Hilsenbeck, portavoce del Ministero della Cultura, Gioventù e Sport tedesco – Questa è una regola ampiamente accettata nella società».

La famiglia Romeikes ha lasciato la Germania nel 2008, ma solo il 26 gennaio del 2010 un giudice dell’Ufficio federale dell’Immigrazione di Memphis ha loro concesso l’asilo politico, sostenendo che se tornassero nella loro terra d’origine, la Germania, potrebbero avere paura e essere sottoposti a ripercussioni per le loro idee. Il giudice, Lawrence O. Burman, ha denunciato la politica tedesca, dichiarandola «totalmente repellente rispetto a ciò che noi crediamo come Americani».

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