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Una escort come fidanzata per ingannare papà

A volte capitano cose che riescono ancora a stupirmi. Il che, dato il lavoro che faccio, non è certo facile. La scorsa settimana mi ha chiamata un uomo per invitarmi a pranzo in un lussuoso hotel del centro. Mi aspettavo che “pranzo” fosse più che altro un modo di dire e che la “portata” principale, consumata tra le lenzuola di un letto d’albergo, sarei stata di certo io. Invece era proprio un pasto, con tanto di calici di cristallo e camerieri in livrea.

Non capivo dove volesse andare a parare, finché, davanti a un’entrecôte, non ha sputato il rospo: «E ora parliamo un po’ d’affari» mi ha detto a bruciapelo. Mi ha spiegato di essere il figlio e unico erede di un ricco imprenditore del Nord. Il rampollo di una famiglia bene, che da una ventina d’anni – per continuare a lavorare con il padre – aveva preferito glissare sulla propria preferenza per i maschietti e soprattutto sulla relazione con il braccio destro di suo padre, che ne cura gli affari a Roma. «Se la storia si venisse a sapere, mio padre lo farebbe fuori e probabilmente diserederebbe anche me. Si sta insospettendo vedendomi scendere così spesso e a questo punto ho bisogno di una buona scusa».

Quel che voleva, mi ha detto staccando un assegno da 3 mila euro, era che mi spacciassi per la sua fidanzata romana e che salissi a Venezia per il pranzo di compleanno del padre, dove sarei stata ufficialmente presentata alla famiglia. «Sarai una maestra elementare che adora i bambini, quindi vedi di comprarti un tailleur a girocollo e di evitare il reggicalze» ha detto ammiccando rivolto alla mia scollatura e agli stivali in pelle nera tacco 12.

Mi ha allungato una banconota da 500 euro e si è alzato augurandomi «buono shopping». E’ stato più o meno così che nel mio guardaroba è entrata per la prima volta una longuette. In vita mia mi era capitato di dovermi travestire più o meno da qualsiasi cosa: feticista sadomaso, infermiera sexy, amazzone, 007 in missione… ma la brava ragazza appassionata di mocciosi e gessetti proprio non era in repertorio. Nonostante tutto me la sono cavata piuttosto bene, anche se quando la madre ci ha chiesto dove ci fossimo conosciuti e lui ha risposto «a teatro», non ho saputo trattenermi.

«Vi sarete visti all’opera immagino, Sandro adora Madame Butterfly» ha sorriso compiaciuta.

«Veramente è stato appena più prosaico…»

«Oh, la Bohème allora?»

«No… “I monologhi della vagina”».

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