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Un sos alle istituzioni del Lazio per non far chiudere ‘Tetto Azzurro”

Un sos alle istituzioni. E’ quanto è stato lanciato da Telefono Azzurro durante una conferenza stampa tenutasi venerdì mattina, 17 settembre,  all’Associazione stampa estera in Italia.

Il 30 settembre il centro polifunzionale di Roma in via Antonio Musa, attivo h24 per l’accoglienza e la gestione in emergenza di casi che coinvolgono bambini in situazioni di abuso sessuale, fisico e psicologico, cesserà il suo servizio a causa del nuovo bando della Provincia di Roma con cui sono state rivisitate le attività del centro, prevedendo solo quelle di affiancamento e supporto agli operatori territoriali e non facendo alcun riferimento all’Area legale o allo Spazio neutro, alla risposta h24 in emergenza o alla Pronta accoglienza.

“Non parteciperemo al nuovo bando. La chiusura di “Tetto azzurro” è un esempio delle difficoltà che ancora oggi caratterizzano il rapporto tra un non profit sempre più competente e qualificato e le diverse amministrazioni pubbliche – ha detto il presidente di Telefono azzurro Ernesto Caffo – da una parte il no profit deve essere sempre più all’altezza di gestire sfide complesse per rispondere meglio ai nuovi bisogni, dall’altra le istituzioni devono rendersi sempre più partecipi di percorsi comuni nell’interesse della collettività. Ho scritto più volte al presidente Zingaretti ma non ho mai avuto risposta”.

“Perdiamo un importante interlocutore sul territorio – ha detto il presidente del Tribunale per i minorenni di Roma Carmela Cavallo – a cui facevamo riferimento per le valutazioni sull’adeguatezza genitoriale e per l’ascolto di minori abusati. Ora andremo avanti a consulenze tecniche di ufficio. Ma chi le pagherà? Ovviamente lo Stato. Quindi se la chiusura era dovuta ad una logica di tagli per la crisi, è evidente che non si risparmierà nulla”.

“Quando chiude una struttura di questo tipo – ha detto la presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia Alessandra Mussolini – è un fallimento totale delle istituzioni in generale. Dovrebbero aumentare e non diminuire queste strutture che servono a far emergere il sommerso. Parliamo tanto di centri, di aiuto ma poi non si trovano i finanziamenti per farli partire”.

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