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Top model scioperano: no ai tacchi troppo alti

Tre famose top model che si sarebbero rifiutate di prendere parte ad una sfilata di Alexander McQueen perché le scarpe che avrebbero dovuto indossare – conosciute come «armadillo» e considerate dalle «shoes-addict» delle vere e proprie «opere d’arte» – erano troppo alte e, quindi, pericolose per la loro stabilità

1Donne di tutto il mondo ribellatevi. Basta con i tacchi troppo alti.

A protestare questa volta sono tre famose top model che si sarebbero rifiutate di prendere parte ad una sfilata di Alexander McQueen perché le scarpe che avrebbero dovuto indossare – conosciute come «armadillo» e considerate dalle «shoes-addict» delle vere e proprie «opere d’arte» – erano troppo alte e, quindi, pericolose per la loro stabilità.

Le «ribelli» sono l’australiana Abbey Lee Kershaw e le russe Natasha Poly e Sasha Pivovarova che, stando a quanto racconta Patty Huntington sul suo blog di moda «Frockwriter», avrebbero stretto una sorta di «patto anti-tacchi» all’inizio dell’anno, impegnandosi a non apparire nello show di McQueen a causa di quel modello di calzature ritenuto praticamente immettibile, visto che è alto ben 7,5 centimetri in più del famoso paio di scarpe di Vivienne Westwood, indossato da Naomi Campbell nel 1994, e che costò un ruzzolone in passerella alla celebre top.

«Finora avevo solo sentito di qualche caso isolato – ha scritto la Huntington – ma è la prima volta che tre top model si mettono d’accordo per protestare contro una cosa del genere. Direi che è molto interessante, perché ci sono già stati tentativi di creare dei sindacati di modelle e questo è il segnale che queste ragazze stanno finalmente prendendo coscienza dei rischi legati alla loro salute e alla loro sicurezza». E dalle parte delle «ammutinate dei tacchi» si sono schierate anche la designer inglese di scarpe, Emma Hope, e la scrittrice Ellie Levenson, autrice di «The Noughtie Girl’s Guide to Feminism». «E’ come camminare su un righello – ha spiegato la prima – e questo è l’opposto di quello che vuole fare la gente comune».

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