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Rapido, sbrigativo, crudele e pavido: "Amore, ti lascio". Via sms

“Mi dispiace, non posso. Non odiarmi”: in principio fu Carrie Bradshaw, la protagonista di “Sex and the City”, eroina delle fanciulle a cavallo del terzo millennio. Con sei parole su un post-it, Jack Berger la lasciava dopo l’ultima notte d’amore. Ironia della sorte, era uno scrittore.

Ora, stando ai sondaggi, scrittori emotivi lo siamo diventati un po’ tutti. Per dire ti amo, ma anche, soprattutto, per dire non ti amo più. In Gran Bretagna il 40 per cento “lascia” via sms, per ora nessun calcolo relativo all’Italia.

Se si considera che le relazioni si basano sempre più su telefonate, chat via skype o msn, e-mail, post su facebook, microblogging su twitter, non stupisce che sia stata colta la palla al balzo da chi è preso dal panico non appena deve troncare una storia.

“Come reagirà? urlerà? farà scenate?” tutti questi interrogativi sono ormai preistoria. Bastano un cellulare e una fantasia che riesca a riempire 160 caratteri, anche meno: così si può scaricare chiunque senza doversi sorbire il seguito di reazioni. Ma se manca anche la fantasia, nessun timore. Online abbondano i siti che suggeriscono le frasi giuste per ogni occasione, anche per lasciare.

Gli inglesi l’hanno chiamato “digital-dumping”, l’abbandono digitale. I francesi hanno interpretato l’acronimo sms come “Segnali di Mala Sorte”. In Italia a sdoganare l’uso pareva averci pensato il ministro degli Esteri Franco Frattini: sembrava avesse lasciato la fidanzata Chantal Sciuto via sms. Subito arrivò la smentita.

Certo, non fa onore buttare una storia di mesi, magari anni, con un messaggino. Ma tutto sta nella rapidità con cui si iniziano, e finiscono, le relazioni. “Fast fodd sentimentale”, lo definiscono gli studiosi: i rapporti affettivi si consumano sempre più in fretta, velocemente nascono, velocemente muoiono.

Le abbreviazioni insegnano. Assodati ormai il tat, il tvb (e tra le lettere si è perso pure il punto dell’abbreviazione), la consacrazione alle iniziali puntate è venuta da un mostro sacro come Claudio Baglioni: quello che nel 1972 era “Questo piccolo grande amore”, nel 2009, come titolo omonimo del libro del cantante, è diventato “Q.p.g.a.” .

Ad eliminare le parole, facendo fuori ogni dubbio du come esprimersi, hanno aiutato molto anche gli emoticon. Solo qualche parentesi, due punti, virgola: la punteggiatura muore nei testi ma rifiorisce per disegnare virtualmente stati d’animo. Allora a che serve guardarsi ancora in faccia?

Tvb, e cmq 6 xfetto. ma xdonami, non t amo +. 🙁

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