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Rischia la galera per aver portato la figlia in chiesa

Rebecca Shapiro e Joseph Reyes ai tempi del loro amore

A Chicago, un padre, cattolico, Joseph Reyes, separato da una ebrea, Rebecca Shapiro, rischia la galera per aver portato la figlia di tre anni in chiesa. La piccola Ela Reyes si trova, infatti, in questi mesi, al centro di una complessa battaglia legale tra i genitori, che stanno divorziando contendendosi la custodia della figlia.

La vicenda, negli Stati Uniti, è ormai diventata un caso nazionale, che sta ridefinendo il rapporto tra legge e religione, non senza polemiche. Joseph, infatti, si potrebbe presto trovare con le manette ai polsi per aver infranto un temporaneo ordine del tribunale che gli vietava di esporre la figlia, concepita con l’ex-moglie Rebecca, di fede ebraica, a qualunque altra religione che non fosse quella giudaica.

A ripercorrere dall’inizio le tappe di questa guerra familiare, è il sito del network americano Abc, che ha intervistato in esclusiva i genitori della piccola Ela. Joseph Reyes, membro dell’intelligence militare, e l’avvocato Rebecca Shapiro si conobbero in palestra nel 2003 e subito si innamorarono. Joseph doveva partire per una missione segreta in Afghanistan, ma promise alla fidanzata che appena tornato l’avrebbe sposata. E così fu.

Il matrimonio si celebrò nell’autunno del 2004 con rito ebraico, perché la famiglia di Rebecca era estremamente credente e – secondo Joseph – già faticava ad accettare che lei avesse scelto un compagno di fede cattolica. La loro felicità, però, durò poco, perché la carriera di Joseph subì una battuta d’arresto e Rebecca si sentì d’un tratto gravare sulle spalle il peso del mantenimento di tutta la famiglia.

Dalle difficoltà economiche nacquero le prime liti, che inevitabilmente compromisero il rapporto. Ma, nonostante questo, nel novembre del 2006 venne alla luce Ela, che entrambi i genitori definiscono «il centro della propria vita», «una bambina straordinaria, perfetta». Se, a detta del padre, l’accordo tra i genitori era stato quello di crescerla secondo la tradizione giudaica senza però dare troppo peso alla religione, la madre sostiene invece che i due avessero concordato di diventare una vera e propria famiglia ebraica, credente e praticante. Tanto che Joseph si sarebbe addirittura convertito (e circonciso) subito dopo la nascita della piccola.

Una scelta fatta «per amore della moglie – afferma Joseph – per renderla felice e accontentare la sua famiglia». Ma rimpianta quando nella mente dell’uomo si insinuò il sospetto che la donna lo stesse in realtà tradendo con un altro avvocato, circostanza che Rebecca però smentisce. Al di là della possibile relazione extra-coniugale, la donna lo ha comunque lasciato e un bel giorno gli ha telefonato per comunicargli che tornava a vivere con i genitori portando la figlia con sé.

La reazione di Joseph non si è fatta attendere e il giorno dopo la polizia ha bussato alla porta della famiglia Shapiro, accusando Rebecca di rapimento. Ma il tribunale le ha invece dato ragione, affidandole la custodia della figlia, oltre alla casa e alla macchina.

Joseph, allora, le ha spedito una e-mail con foto allegate, scattate «alla bellissima figlia nel giorno del suo battesimo». Una mossa che ha fatto andare su tutte le furie la moglie, all’oscuro della cerimonia. Ma che il marito minimizza, definendola una semplice «polizza d’assicurazione sull’anima e non un tentativo d’indottrinamento».

«Se Rebecca è così credente come appare, dovrebbe considerare il battesimo niente più che un’innocente spruzzatina d’acqua sulla testa della bambina» spiega Joseph. Che, però, non deve aver interpretato al meglio il pensiero dell’ex-compagna, dal momento che questa l’ha tempestivamente trascinato in tribunale vincendo la causa. E così, nel dicembre del 2009, la corte ha stabilito che a Joseph sia temporaneamente «vietato portare la bambina in chiesa o esporla ad altre religioni diverse da quella ebraica».

Un ordine che però Joseph considera incostituzionale, dal momento che toccherebbe la libertà di religione che la legge dovrebbe invece difendere. Ecco perché ha deciso di infrangerlo, portando la figlia in una chiesa cattolica con le telecamere dei principali mezzi di informazione locali al seguito.

L’azione simbolica non ha per nulla intenerito Rebecca, che è tornata per l’ennesima volta in tribunale chiedendo che il marito venga accusato di “oltraggio criminale indiretto”, un reato punito con il carcere fino a sei mesi. I due, che affermano di essere disposti a una soluzione consensuale per il bene della figlia, torneranno in aula la prossima settimana, con gli occhi di mezza America puntati addosso.

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