Primo marito…secondo marito…e la bella burrosa Antonia

Primo marito…secondo marito…e la bella burrosa Antonia

Primo marito…secondo marito…

Antonia, la bella e burrosa Antonia.

Occhi azzurri, biondi capelli delicatamente riccioluti intorno ad un bel visino rotondo. Testimonianza vivente che le natie del luogo non avevano detto troppi no ai teutonici invasori: se mai si fosse pensato che la genetica sia un’opinione.

E se mai qualcuno avesse voluto chiedersi se in lei ci fosse traccia del passaggio arabo, bastava guardare i suoi fianchi ampi e rotondi per fugare ogni dubbio.

Muore il marito.

“Peppino! Ahi Peppino! Mi lassasti, Peppino! Mi lassasti senza nenti!”

Diceva la vedova vestita a lutto e facendo larghi gesti di autocommiserazione.

“Come sarebbe a dire senza nenti?” – Interveniva Rosalia.

“Eh! La figlia mi sta facendo causa per levarmi la casa dove ho abitato con lui e manca poco che mi ritrovo in mezzo ad una strada e senza un soldo per mangiare!” – Continuava la vedova spargendo copiose lacrime sul pavimento.

“Ma che nenti e nenti! Non ti preoccupare! – Diceva Rosalia asciugando il suolo -Ti porto io da un uomo di legge e vedrai chi è che rimane in mezzo ad una strada! Comunque adesso basta: a casa mia non si piange!”

Ma Antonia non la smetteva.

“Perché continui ancora? Cos’altro c’è?” – Le chiedeva imperiosa l’amica.

“Nenti, nenti! E’ solo che Peppino sì, mi ha lasciato, ma io ancora il friccicore lo sento!”

“Ti passerà, col tempo ti passerà” – Le rispondeva fiduciosa Rosalia.

Un po’ di tempo passò. Ogni volta che Antonia andava a trovare Rosalia però, qualche lacrima rigava ancora le sue belle guance rotonde, ma, a giudicare dal suo aspetto, non perché non avesse nulla da mangiare o perché dovesse passare le notti all’addiaccio.

“Antonia, – le fece un giorno Rosalia – ti porto con me a Manganale, ma non ti voglio appresso vestita di nero!” E le diede da mettere uno dei suoi bei vestiti colorati.

A Manganale Rosalia andava a fare provvista di vino per la famiglia, per tutto l’anno.C’erano bei vigneti: e bei vignaioli.

 

Antonia si appassionò tanto, sia agli uni che agli altri, e scoprì che sia gli uni che gli altri potevano calmare il suo friccicore.

Perciò, in due giorni, dopo avere trovato il grappolo migliore, si scelse colui che quel suo disturbo lo curava del tutto e poco tempo dopo risolse anche il problema della casa senza l’intervento dell’uomo di legge da cui la voleva portare Rosalia.

Ebbe così il suo secondo marito.

Forse fu il sole cocente che fece troppo divampare gli ardori, o forse, chissà, fu perché egli vide con lei il paradiso, ma un giorno il suo secondo marito non ne volle sapere di ritornare sulla terra

Fu così che anche Tore la lasciò.

Rosalia, l’amica fidata. Rosalia che l’accoglieva sempre.

Rosalia che non voleva si piangesse a casa sua.

“Basta Antonia! Basta piangere! Sono cose che capitano! Non sei ne’ la prima, ne’ l’unica, ne’ sarai l’ultima vedova al mondo! Hai i tuoi figli a che pensare e figlie da marito!” Le faceva Rosalia per distrarla.

“E’ vero, è vero! Tore non mi voleva fare mancare niente, anche per questo di figli me ne ha lasciati tanti, ma mi ha lasciato anche il friccicore!”- Continuava Antonia tra fiumi di lacrime.

“Ti passerà, col tempo ti passerà. – Le ripeteva Rosalia senza troppa convinzione – Tu stai cheta e non ci pensare e vedrai che ti passerà”.

Nel mese di giugno Rosalia andava sempre a vedere quale era il miglior campo di grano prima della mietitura. Comprava il grano prima che venisse tagliato: voleva la migliore farina per la sua numerosa famiglia perché i suoi figli mangiassero pane e pasta buoni.

A Rosalia non piaceva andare in giro da sola, ma voleva con sé sempre un’amica: preferiva una donna invece del marito perché altrimenti avrebbe voluto lui occuparsi lui delll’affare togliendole il gusto della contrattazione.

Antonia triste, Antonia vestita a lutto….dovette cambiarsi d’abito per fare contenta Rosalia e mettere il più bel vestito colorato che aveva, del tipo che era tanto piaciuto al suo povero Tore tanti anni prima nella vigna.

Il viaggio fu faticoso, ma per Antonia lo fu ancora di più la permanenza: due giorni a cercare di appurare la consistenza del fusto del grano insieme al padrone perché, lui le aveva assicurato, se quella parte non era buona, la spiga sarebbe stata vuota o con chicchi malsani.

Antonia, nel viaggio di ritorno, sembrava non essere più stanca, forse perché era tanto contenta di aver dato il suo contributo all’acquisto di Rosalia e che questa le avesse dato retta quanto alla buona qualità del raccolto: il migliore dei dintorni.

 

Il pane che si fece con quel grano venne molto bene, come i dolci che la stessa Rosalia volle fare per il matrimonio di Antonia che sposava quello che era non solo il padrone di quel campo di grano che arrivava fino all’orizzonte, ma anche di frutteti, uliveti, case e palazzi.

Grande fu la felicità di Antonia: per non dover più temere di non avere che mangiare, lei ed i suoi numerosi figli, soprattutto adesso che la vecchiaia incalzava.

Tanta gioia gliene venne che lei non fece passare giornata senza dimostrare al suo caro Alfio la gratitudine per il ben di Dio che lui le metteva a disposizione giorno e notte, ed anche nelle ore mezzane.

Antonia, la bella Antonia, che di teutonico aveva anche la tempra.

Ad Alfio lei non aveva detto che aveva dovuto purtroppo seppellire altri due mariti: se lui l’avesse saputo, si sarebbe magari preoccupato di passare un periodo di riposo in un convento di monaci, ma di clausura, altrimenti la moglie lo avrebbe raggiunto anche lì a reclamare quanto (ed era tanto!) a lei si doveva.

Invece Alfio, il generoso Alfio, anche se ormai le gambe gli reggevano poco pur molto più giovane di Antonia, faceva soventi passeggiate con lei per farle tastare la consistenza del fusto del grano.

Ed Antonia, dopo neanche un anno di matrimonio, dovette vestirsi ancora a lutto, ancora più sconsolata, ora più vecchia: anche se alcune sue parti era meno invecchiate di altre.

Lo pianse tanto quel marito Antonia, le mancava tanto il suo bel fusto di grano.

“Perché piangi tanto Antonia? Alla morte non c’è rimedio!” – Le diceva instancabile Rosalia.

E poi subito: “ Non dirmelo! Credo di saperlo!”.

Anche l’olio Rosalia voleva che fosse buono e con quale migliore compagna sarebbe dovuta andare insieme se non con Antonia che ormai sapeva ben riconoscere i buoni frutti della terra, che aveva la saggezza irrimediabilmente venutale con l’età avanzata?

L’uliveto era bello e rigoglioso ed aveva alberi possenti e ben piazzati: come il padrone.

Se ne tornarono tutte e due: Rosalia come era partita, Antonia con gli occhi scintillanti.

Rosalia commentò con sua figlia: “Mi sembra che Antonia non pianga più”.

Ed era vero, tant’é che Antonia per molto tempo non andò a casa di Rosalia ad innaffiare il pavimento.

Dopo molti mesi Rosalia la rivide al matrimonio di una cugina.

Era in compagnia del padrone dell’uliveto: più giovane di lei, questa volta solo di qualche anno, alto, occhi azzurri e capelli biondi, bello come un bambolotto che avrebbe potuto regalare alle figlie delle sue figlie.

Antonia lo considerava un omaggio al suo terzo marito, Alfio, che l’aveva resa molto contenta: infatti, quell’uomo gli somigliava molto in tutto, nella variante con occhi azzurri.

“Non ti sposi?” – Le chiese meravigliata Rosalia.

“No, – rispose- perché farlo? Non voglio seppellire anche questo e rimanere da sola proprio in vecchiaia!

Adesso che aveva i soldi, ed una certa età, si poteva godere tutto il resto, con una certa calma…

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