Poligamia dei mormoni per una "famiglia celeste", ma se la "sposa" è bambina, c'è il carcere per pedofilia

Poligamia dei mormoni per una "famiglia celeste", ma se la "sposa" è bambina, c'è il carcere per pedofilia

A due anni dallo scandalo che svelò le violenze compiute nel ranch texano della Chiesa Fondamentalista di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (FCJCLDS), un quarto membro della controversa setta, Merril Leroy Jessop, è stato condannato a 75 anni di prigione. L’uomo di 35 anni, colpevole di violenza su minore, era stato accusato di aver abusato sessualmente di una ragazzina di 15 anni: la sua sposa-bambina.

Continuano così i processi scaturiti dal raid dell’aprile 2008, che sfociò nell’affido dei 4

Le mogli dei mormoni poligami si vestono così

16 minori del ranch, poi revocato per evitare alle vittime un nuovo trauma. Ad oggi, secondo la procura texana, sarebbero ancora otto gli indagati in attesa del processo.

Fonegli anni Trenta, la setta FCJCLDS si è distaccata dal movimento tradizionale mormone per poter praticare la poligamia senza limiti (vietata anche tra i mormoni a partire dal 1890) e controllare la vita sessuale della comunità. È il capo della setta, infatti, ad assegnare un marito alle donne (spesso poco più che bambine) e a toglierglielo a piacimento, per riassegnare poi le spose ad altre uomini.

Lo stesso «profeta» della setta, Warren Jeffs, era stato inserito nel 2006 nella lista dei dieci più ricercati d’America per aver organizzato matrimoni forzati tra i suoi seguaci e alcune minorenni. Arrestato nel 2007 per bigamia e abusi sessuali, è già stato condannato a dieci anni di galera, che attualmente sta scontando in un carcere americano.

Della controversa “confessione”, si è occupato recentemente un lungo reportage apparso sull’edizione americana della rivista “National Geographic”, intitolato “The polygamists” (= i poligami).

La Chiesa FLDS ha sede a Hildale, nello Utah, al confine meridionale con l’Arizona e si stima abbia tra i 6 mila e i 10 mila fedeli. La cosa che più colpisce, osservando gli scatti del National Geographic, sono le donne. Vestite come comparse di un vecchio film western, austere e dimesse, paiono accettare volontariamente il matrimonio poligamo e la presenza di altre donne (a volte decine) in casa e soprattutto nell’intimità.

«Non è facile dividere con qualcun altro l’uomo che ami – ammette l’anziana Dorothy Emma Jessop, che ormai ha superato gli 80 anni – Ma poi mi sono accorta che questo era un test, una prova a cui Dio mi sottoponeva, quella della gelosia e dell’orgoglio, perché io diventassi una donna pia».

Il principale ruolo della donna, all’interno della setta, è quello di fare più figli possibile, per costruire la “famiglia celeste” che rimarrà insieme per l’eternità. Le ragazze lavorano duramente, quanto e forse più degli uomini. Madri a 16 anni, si prendono cura del ranch al pari dei loro compagni. Mietono il frumento, imballano, curano le bestie. Indossano vestiti modesti, accollati, lunghi fino alle caviglie, anche quando nuotano.

«Il fondamento della nostra fede è che ci sia un’altra vita dopo questa» racconta una giovane donna. Ma la religione, certo, non spiega i tanti scandali che hanno colpito i membri della setta integralista, arrestati per molestie e abusi su minori.

E’ il caso, per esempio, di Raymond, uno dei Jossep (la famiglia di cui National Geographic racconta la storia e la stessa dell’uomo recentemente condannato a 75 anni di prigione). Raymond è stato scortato in carcere dopo essere stato condannato da una giuria del Texas, lo scorso novembre, a dieci anni di carcere per violenza sessuale su una ragazza di soli sedici anni, che aveva “rapito” per un matrimonio poligamo.

Durante il processo, la difesa ha sostenuto che il sesso tra i due fosse consensuale, ma la legge dello Stato prevede che le ragazze non sposate di età inferiore a 17 anni non possano dare il loro consenso. Anche perché appare chiaro che, influenzate da un tale stile di vita (l’unico che conoscono), non possano che trovarlo “normale”. E continuino a subire con gioia un sacrificio che nel resto del mondo occidentale è considerato un vero e proprio abuso.

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