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Pensioni, Sacconi: "Molte se ne andranno prima dei 65 anni". Maxi fuga costa 10 milardi

Maurizio Sacconi

Il Consiglio dei ministri ha dato oggi il via libera all’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne. Per le donne, quindi, si andrà in pensione a 65 anni a partire dal 2012, con un unico scalone. Una misura che è venuta incontro ad una precisa richiesta fatta dall’Unione europea. Una misura, inoltre, che secondo il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, avrà un impatto contenuto.

“L’impatto di questa norma è molto modesto – dice Sacconi – si parla di una platea stimata in circa 25mila donne nell’arco temporale da qui al 2012. L’impatto effettivo è molto molto contenuto. Il problema con l’Ue “è l’equiparazione” con gli uomini, aggiunge, ma non era percorribile una strada diversa.

“Immaginate – afferma il ministro – come verrebbe accolta dai mercati finanziari una riduzione per l’età degli uomini», ha aggiunto ancora Sacconi. L’emendamento alla manovra su cui c’è stato il sì del Cdm in ottemperanza a una disposizione del governo di Bruxelles, “consente di certificare – prosegue Sacconi – il diritto delle donne maturato fino al 31 dicembre 2011”. Il titolare del Welfare ricorda che l’età media di pensione di fatto delle donne nella pubblica amministrazione è di poco superiore ai 62 anni “per raggiungere l’anzianità contributiva. Dunque – sottolinea – non è detto che le donne debbono aspettare i 65 anni della pensione di vecchiaia, molte potranno utilizzare l’anzianità contributiva. Pertanto, l’impatto effettivo è molto contenuto”.

Anzi, prosegue Sacconi, “confido che per la gran parte delle dipendenti pubbliche siano possibili scelte di uscita dal lavoro prima del sessantacinquesimo anno di età”. “Per fortuna la norma agisce su un comportamento delle lavoratrici del pubblico impiego che le porta ad un’uscita media di 62 anni e mezzo di età, il che significa che la gran parte delle lavoratrici del pubblico impiego è in grado di raggiungere l’anzianità contributiva prima della vecchiaia”.

Intanto le prime stime dice che la manovra finanziaria, con l’equiparazione dell’età pensionabile per uomini e donne, avrà un impatto di 10,3 miliardi ogni 100mila lavoratori che decidessero di lasciare il lavoro per effetto della finestra unica di 12 mesi e della rateizzazione delle liquidazioni. Si calcola un incremento delle spese Inpdap di 8,85 mld, cui si aggiungono minori introiti per 1,5 mld. Gli stessi tecnici calcolano in 4 miliardi annui i risparmi per la pubbliche amministrazioni per la minore erogazione di stipendi.

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