Matrimonio, Peshawar style: meglio combinato o d'amore? "Finiscono tutti"

Matrimonio, Peshawar style: meglio combinato o d'amore? "Finiscono tutti"

«Quando vivevo negli Stati Uniti, all’inizio mi pentii di aver detto alla mia sorella-ospitante che molti dei miei parenti avevano sposato i loro cugini di primo grado perché la scioccai. In Illinois è illegale sposare i propri cugini». A raccontare il curioso aneddoto è Sher Bano, una ragazza pachistana di 17 anni, che dopo aver passato un anno in America per uno scambio culturale è tornata a Peshawar, ma collabora con il blog di Nicholas Kristof sul New York Times.

Anche in un matrimonio combinato può germogliare l'amore

Il suo post dedicato alla tradizione dei matrimoni combinati nella sua terra d’origine, è particolarmente interessante perché riesce ad abbracciare due prospettive completamente opposte: quella di una ragazza cresciuta in Pakistan, per cui sposare un candidato scelto dalla famiglia è normale, e quella di un’adolescente vissuta in America, dove il matrimonio è per definizione “romantico” e la scelta del partner è insindacabilmente individuale.

Scrive Sher: «Alcuni dei miei amici americani erano fidanzati e io ero sempre molto curiosa di vederli in compagnia dei loro partner. Ma non ho mai pensato di averne uno perché tutta l’emotività, le aspettative e i compromessi legati al rapporto mi sembravano un lavoro faticosissimo».

Certo, ammette Sher, «qualche cotta l’ho avuta, ma ha cercato di non mostrare alcun segno di interesse perché sarebbe stato contrario alla mia cultura e alla mia religione». Inoltre, precisa, «avrò anch’io un matrimonio combinato più avanti, come si usa nella mia famiglia e nella zona in cui abito».

«Quando lo dicevo ai miei amici americani loro si dispiacevano per me e io me ne sorprendevo, dal momento che la prospettiva mi sembra ancora oggi molto interessante» spiega Sher, che con il suo post intende proprio correggere la percezione sbagliata che in occidente si ha dei matrimoni combinati, spesso confusi con i matrimoni forzati e ritenuti, quindi, una vera e propria crudeltà.

Secondo la ragazza non sarebbe così perché, nella maggior parte dei casi, i promessi sposi avrebbero voce in capitolo nella scelta. Solitamente, sono i genitori del futuro marito a chiedere, su imput del ragazzo, la mano alla famiglia della sposa. Che, una volta fatte le dovute considerazioni, sottopone il candidato alla figlia. Sta a lei decidere se accettare o spingere la famiglia a cercare qualcun altro, cosa che i genitori solitamente accettano di buon grado.

Certo, la prospettiva di un “matrimonio romantico” può sembrare più rosea, ma osservando le statistiche sui divorzi (di gran lunga più comuni negli Stati Uniti che in Pakistan) si evince che, nel lungo termine, forse non è così.

«Proprio per questo, un giorno ho chiesto a mia zia: “Come hai potuto essere felice con un uomo che non amavi?”, racconta Sher.

La risposta della zia è stata: “Ho imparato ad amarlo”».

Commenta Sher: «All’inizio quella risposta mi ha spiazzata, ma poi ho capito che in quelle parole si nascondeva una grande saggezza. Né i matrimoni combinati, né quelli romantici garantiscono una vita felice».

Nonostante Sher dichiari di non volersi sposare con un parente (come invece hanno fatto i suoi genitori) per paura di eventuali patologie ereditarie nei figli, riconosce però molti lati positivi nei matrimoni combinati: «Se una coppia a Peshawar ha dei problemi, ci sono moltissime persone, a cominciare dalle famiglie degli sposi, ad aiutarla. Inoltre ci sono molte più possibilità che la relazione sia matura e duratura» dal momento che la fine dell’amore non è contemplata tra le ragioni di separazione e che la scelta delle famiglie è molto oculata.

«Nessuno si deve preoccupare di restare single o si deve tormentare su come chiedere a qualcuno di uscire» commenta ironicamente Sher, che osserva come la maggior parte delle ragazze pachistane si sposi a 20 anni, spesso con uomini più anziani e in grado, quindi, di assicurare alla neo-famiglia uno stile di vita dignitoso.

Conclude la giovanissima blogger: «Molte volte mi hanno chiesto se preferissi la realtà pachistana o quella americana,  ma non ho ancora trovato una risposta. Sia a Peshawar sia in Illinois i matrimoni hanno lati positivi e negativi e in entrambi i casi ci vuole molto impegno per farli funzionare».

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