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La speranza è l’ultima a morire?

“Cilli? Sei tu Cilli?”

Dall’altro capo del filo la voce maschile la interrogava.

“Pronto? Cilli? Sei tu? Sono Rudy”.

Inspirò a lungo e in quell’attimo d’apnea le passò davanti tutta la sua vita.

Rudy, il bellissimo, affascinante, straricco Rudy che l’aveva tanto corteggiata, che era partito per il suo master di sei mesi a New York… che si era messo a lavorare laggiù… ed aveva sposato un’altra.

– “Rudy? Quel” Rudy?” – Sentì se stessa dire.

Dall’altra parte, in un sospiro: “Sì, il “tuo” Rudy.

Lei si sentì mancare. Dovette sedersi.

-“Sono tornato”.

Quelle due parole diedero ordine a violini ed arpe di fare un concerto nel suo cervello.

– “Sono tornato in Italia e vorrei vederti. Ho divorziato”.- Continuò lui.

A violini ed arpe si aggiunse la cetra.

“Vedere me?”- Disse lei scoprendosi cantante lirica.

-“Si, vedere proprio te. Ho venticinque anni da raccontarti, ed anche tu, se vuoi”.

Sentì che le forze l’abbandonavano mentre sentiva suoni celestiali. Non aveva mai pensato che il trapasso potesse essere così bello.

“Cilli! Cill! Mi senti?”

Rinvenne a quel richiamo ma non era certa di essere ancora a questo mondo.

-“Rudy!”

– “Si?”

– “Cosa ti metti?”

– “Vuoi un garofano rosso all’occhiello per riconoscermi?” – Disse lui ridendo. –  “Vediamo se la forza del ricordo ti aiuterà, ti dico solo che indosserò un cappotto grigio scuro”.

-“E’ da un’ora che suono alla porta! Si può sapere cosa ti è successo? Perché non aprivi? Ci hai fatto prendere uno spavento!”

Cilli spalancò i suoi occhioni azzurri – “Che ci fai qui? “ Disse alla madre che le parlava concitata.

-“Che cosa ci faccio io qui? Figlia benedetta! Hai dimenticato che avevamo appuntamento?”

Lo sguardo di Cilli si aprì sulla stanza ed una parata d’uomini in divisa le si mostrò davanti agli occhi.

– “Cosa succede? Chi sono queste persone mascherate?

– “Che cosa succede? Che cosa succede a te! Ho dovuto chiamare i vigili del fuoco per entrare dalla finestra e non ti sei accorta di niente!”

Cilli si guardò: era ancora seduta sulla sedia vicino al telefono. Il telefono! Rudy le aveva telefonato! Rudy era tornato! Il “suo” Rudy voleva vederla!

Persa dietro il suo sogno, con un sorriso rapito si alzò. In silenzio si diresse verso la camera da letto ed andò a sdraiarsi.

– “Un medico! Chiamate un medico, un’ambulanza! Qualcuno! Mia figlia non sta bene!”

Quando arrivò, il medico la trovò distesa sul letto, sul viso un’espressione estasiata. Cominciò a visitarla: respiro regolare, polso leggermente accellerato, temperatura lievemente alterata. Poi: “Come ti chiami? “

Lei lo guardò, sorrise e poi: “Rudy!”

– “Santi del cielo aiutateci! Mia figlia è uscita di senno! Dottore faccia qualcosa!”

Il medico guardò la donna agitata e proseguì: “Tu ti chiami Rudy?”

“No! Rudy è lui!” – Rispose Cilli in un sospiro.

“Signora”, – fece l’uomo- non è nulla di grave, credo si possa definire shock d’amore.

– “Shock d’amore? Alla sua età?

“Non sa forse che l’amore non ha età?” Riprese a dire l’attempato medico mentre l’occhio gli si dirigeva nella scollatura dell’ansiosa madre.

Quella istintivamente si allacciò l’ultimo bottone della camicetta e si ricompose raddrizzandosi tutta.

“Cosa si può fare?” – Chiese ancora la donna.

“Noi non possiamo fare niente. Forse l’unico che può fare qualcosa è questo Rudy. Cerchi di rintracciarlo!” – Concluse il medico salutandola ed uscendo.

La madre raggiunse la figlia in camera da letto, munita di una tazza di camomilla calda.

– “Cara, dimmi, chi è Rudy?”

– “Rudy è Rudy”.

– “Benedetta figlia! Quale Rudy?”

– “Rudy!” Continuava a dire Cilli.

I ricordi cominciarono a prendere forma nella mente dell’apprensiva madre.

“Quel Rudy?” – La interrogò la madre.

– “Sì, “quel” Rudy.”

– “Ma non era a New York? E comunque, cosa vuole da te?”

– “E’ tornato e vuole vedermi!”

– “Ma è sposato!”

– “Non più mamma, non più: ha divorziato!”

– “Ma questa è una magnifica notizia! – Disse la madre pensando all’ingente patrimonio di Rudy – Ma quanti soldi avrà dovuto dare alla moglie? – Continuò l’anziana donna, preoccupata.

– “Non lo so! So solo che è tornato!”

– “Eh no, figlia mia, devi interessarti. Non ti ha sposato prima, non vorrà sposarti ora perché è diventato povero?”

Cilli ritornò repentinamente nel mondo reale. “Eh sì, Non solo povero, ma potrebbe anche essere diventato brutto. Magari la moglie gli ha portato via tutto, anche se era immensamente ricco. Forse ha chiamato me perché sono l’unica a non sapere niente delle sue disgrazie!”

Volle dargli appuntamento sotto il porticato del teatro dell’opera. Si sarebbe potuta sedere ad aspettare bevendo un the nel bar che offriva una bella ed ampia visuale sul teatro. Era sul luogo già mezz’ora prima dell’orario: voleva vederlo arrivare, prepararsi a sostenere gli irrimediabili cambiamenti.

Aveva portato con sé alcune fotografie di lui e le guardava e riguardava, cercando di attribuire a quelle immagini i segni che l’età avrebbe irrimediabilmente lasciato. Cercava di immaginarselo, vecchio ed incanutito, forse un po’ gobbo per il peso degli anni, magari con meno capelli, forse un po’ o del tutto pelato: che forma avrebbe avuto la sua testa glabra?

Il suo sguardo analitico, aiutato da un piccolo cannocchiale, catturava tutti i passanti in cappotto grigio di sesso maschile che si avviavano verso la piazzola del teatro.

Finalmente un uomo in cappotto grigio si avviò verso le scalette che portavano all’Opera e si dirigeva al porticato. Cilli prese immediatamente il suo piccolo cannocchiale.

“Lo sapevo, lo sapevo! Sarebbe stato troppo bello” – Si diceva inviperita mentre osservava l’uomo.

Il cappotto sdrucito e liso, da cui fuoriusciva una testa sul cui centro sembrava essere passato un decespugliatore che aveva accuratamente tralasciato di tagliare ai lati, dove lunghi, folti e svolazzanti capelli grigi rivendicavano l’antico vigore, copriva un uomo un po’ curvo che si appoggiava rassegnatamente ad un bastone. Un debole sorriso sulla sua sbocca sdentata.

“Ti stai gustando l’incontro, eh! Ti faccio passare io la voglia di sorridere!” Disse ad alta voce Cilli mentre, sotto lo sguardo allibito dei camerieri, raccoglieva infuriata le sue cose”.

“Cilli! Mia cara! Sei proprio tu! Cosa hai fatto tu al tempo per non farlo passare su di te? Non sei cambiata per niente!”

Cilli guardò l’uomo che le rivolgeva la parola, furente.

“Ma cara, sei arrabbiata! Ho forse fatto tardi? Ero passato da questo bar per prendere qualcosa di caldo da bere: sono tutto infreddolito perché sono per la strada da un’ora. Non pensavo mai che saresti stata puntuale. I tuoi proverbiali ritardi me li ricordo, sai tesoro?”

In quella fredda giornata invernale, un calore improvviso (che forse era solo una vampata da menopausa) la invase.

Davanti a lei, inconfondibile nei suoi modi raffinati, e, come promesso, col cappotto grigio scuro, Rudy le parlava sfoderando il suo sorriso suadente.

Lei vide petali di rose cadere sulle loro teste, frutto di un’improvvisa primavera voluta dall’alto dei cieli.

“Ma Cilli! Non mi riconosci? E’ forse segno che mi hai completamente dimenticato?”

Lei lo guardava, ma, più che un uomo, a lei sembrava una manifestazione metafisica: ancora più bello di come lo ricordava e forse anche più ricco.

I suoi neuroni collegarono il concetto di Rudy bello al concetto di Rudy ricco: lei si riprese immediatamente ritornando nel mondo reale e la manifestazione, da metafisica, divenne reale.

“Rudy! Ma certo che ti riconosco! Ti ricordi di me per tutte le volte che mi sono fatta aspettare?”

“Sei stata sempre nei miei pensieri, certamente non perché mi lasciavi ad attendere per ore. Sei stata la prima persona che ho chiamato appena tornato. Non credi che per questo io mi meriti almeno un bacio?” – Replicò lui chinandosi a baciarla sul viso.

L’intera orchestra del vicino teatro doveva essere stata convocata d’urgenza perché lei poteva distintamente sentire gli strumenti che avevano intonato una marcia trionfale… o forse era la marcia nuziale?

Si vide al braccio di lui vestita da sposa. Come si sarebbe dovuta abbigliare? La donna che Rudy aveva sposato in prime nozze, alla cerimonia del matrimonio aveva indossato un costume rosso da ballerina di flamenco, con tanto di nacchere. Avrebbe dovuto adeguarsi sfoggiando qualcosa di altrettanto eccentrico? Chi avrebbe dovuto invitare? Una cerimonia intima, con un due o trecento invitati, oppure ripetere l’apoteosi già da lui vissuta con la sua prima moglie? Risolse che il suo matrimonio si sarebbe dovuto distinguere da quell’altro: perciò avrebbe invitato solo qualche centinaio di persone ed avrebbe indossato un abito avorio dalla generosa scollatura che lui avrebbe riempito con qualche vistoso gioiello. Se si fossero sposati di lì a poco, lui, oltre ai gioielli, le avrebbe dovuto regalare anche una stola, magari di zibellino, per proteggerla dal freddo: poi si ricordò che lo zibellino era protetto per cui, con dispiacere, ripiegò sul meno pregiato visone.

“Vorrei proporti qualcosa di dolce” – Disse lui interrompendola mentre lei stava mentalmente facendo la lista degli invitati.

“Cosa c’è di più dolce che progettare il matrimonio con te”- Pensò lei.

“Vorrei farti assaggiare una torta speciale. Chissà se quel caffè dove l’ho mangiata prima di partire esiste ancora!”

“Volentieri! Andiamo allora!” Rispose lei entusiasta pensando che forse avrebbe trovato chi le preparasse la torta nuziale.

Si avviarono per le viuzze del centro, lui a caccia di ricordi, lei a caccia di un pasticciere.

“Allora, raccontami, cosa hai fatto in tutto questo tempo?” Gli chiese Cilli.

“La mia vita dopo che sono partito si può riassumere in un lavoro che ho lasciato, un matrimonio finito ed un ritorno appena cominciato! Spero mi darai il tempo di raccontarti tutti i dettagli!” – Disse lui, guardandola significativamente negli occhi.

“ Voglio sapere ogni cosa, dalla prima all’ultima!” – Riuscì appena a dire lei ormai tramortita dalle parole e dallo sguardo di lui.

“Intanto vorrei festeggiare questo ritorno con te. Verresti con me a salutare il nuovo millennio a Venezia?” Le chiese lui accarezzandole la mano.

Lei perse quasi conoscenza a quel contatto. Fortunatamente arrivò il cameriere con la torta e lei scansò lo svenimento.

“Che domande, – pensò lei – per me potremmo cominciare da adesso a festeggiare, mancano quindici giorni appena!”

Ed invece: “E cosa vorresti fare di bello a Venezia?”

“Oltre che trascorrere tutto il tempo insieme con te, vorrei spendere i due milioni di dollari che ho ricavato dalla vendita di alcune terre”.

Le porte del paradiso si spalancarono, tutte le sue recinzioni crollarono e, al suono della marcia trionfale suonata dalla pregiatissima orchestra filarmonica di Berlino, lasciarono entrare Cilli su una carrozza trainata da 12 cavalli bianchi con pennacchi e bardature dorate ed ornata di gemme grosse come girasoli che irradiavano luce tutto intorno.

Il suono dell’orchestra doveva essere veramente molto forte perché lei vedeva Rudy muovere le labbra come se parlasse, ma non udiva neanche una parola.

Anche lo splendore delle gemme doveva averla abbagliata perché Rudy lei lo vedeva tutto illuminato da raggi di luce che gli uscivano dal corpo.

“Va tutto bene signora? Non le piace la torta? Gliene portiamo un’altra?” –  Le chiese preoccupato lo chef uscito apposta dalle cucine perché aveva saputo che la sua creatura non era stata degnata nemmeno di un piccolo morso.

“La torta? Non c’erano torte sulla carrozza!” –  Stava per rispondere Cilli.

La sua buona stella volle che l’orchestra smettesse di suonare e la carrozza ritornasse nelle scuderie. Lei poté così ribattere in maniera sensata: “Ah, no, non si preoccupi. E’ che abbiamo avuto tanto da chiacchierare!” E mangiò un boccone del dolce proprio davanti a lui perché non voleva certo inimicarsi quello che sarebbe stato forse lo chef del suo pranzo di nozze”.

“E’ squisita! La prego, mi dia un suo biglietto! Devo assolutamente sapere  come rintracciarLa!” – Disse Cilli,  previdente. Non era infatti il caso di perdere tempo: al ritorno da Venezia avrebbe avuto un gran da fare a preparare il matrimonio e voleva almeno avvantaggiarsi in qualche cosa.

“Sai, – le disse Rudy – mi fa piacere vedere che non sei cambiata, sempre così dolce, con la testa un po’ tra le nuvole. Sei l’unica donna di cui io mi fidi veramente e su cui so di potere contare. Ho fatto un enorme sbaglio a non sposare te perché so che mi avresti sempre capito, ma, cosa vuoi, dall’altra parte dell’Oceano, quasi un altro mondo… L’importante però è che ora io sia qui con te. Dimmi tesoro, quando vorresti partire?”

Alcune sue parti gridavano: “Subito! Subito!” Altre invece: “Contegno! Contegno!

Trovò un compromesso: “Quando vuoi, dammi però il tempo di preparare le valigie e di sistemarmi un po’ ”.

– “Ma tu non hai bisogno di sistemarti, sei già perfetta così. Inoltre non hai bisogno di valigie, compreremo tutto lì. Dimentichi quanti soldi ho intenzione di spendere? “ – Le fece lui con uno sguardo d’intesa. – Dammi il piacere di farti dei regali. Sappi che tu meriti il meglio di ogni cosa!”

Fu così che Cilli conobbe il suono delle parole celestiali.

La partenza fu decisa per il giorno dopo. Cilli telefonò a tutte le sue amiche ed alla mamma, anche per dare loro il tempo di prepararsi all’imminente festa di nozze, e prese un calmante per essere sicura di dormire e svegliarsi riposata l’indomani. Portò con sé solo una piccola borsa da viaggio con gli articoli indispensabili: non poteva mancare la sua camicia da notte strategica con reggi-tette volumizzante incorporato.

Fecero un romantico ma breve viaggio in treno, dove lui aveva prenotato un intero scompartimento per loro. Lui le parlò molto: era alla ricerca di se stesso e voleva circondarsi solo di persone care, come lei.

La splendida città lagunare li accolse con una giornata soleggiata e insolitamente tersa: anche il supremo astro sorrideva benevolo alla ritrovata coppia ed i venti avevano concluso un accordo planetario per spazzare via nebbia ed umidità per l’avvento dei due.

“Tesoro, – cominciò Rudy appena varcata la soglia dell’albergo – ho prenotato due stanze comunicanti. Non voglio violare la tua privacy. Sono venticinque anni che non ci vediamo e nel frattempo sono successe tante cose… potrai venire da me “quando”, “quanto” e “se” vorrai: lascio a te la scelta”.

“Che gran signore! Che gentiluomo! Che delicatezza!” – Si diceva Cilli estasiata.

“Andiamo subito a fare compere? Vorrai mettere un altro vestito stasera, vero?”

Lui aveva un gusto squisito e gli piaceva stare lì a vederla provare gli abiti, perciò lei si lasciò consigliare volentieri. Ritornarono in albergo a cambiarsi e poi lui volle portarla a mangiare in un ristorante di cui aveva sentito tanto parlare quando era a New York.

La città era un incanto. Rudy era un incanto. Lei era incantata.

Si ritirarono ognuno nelle proprie camere. Lei quella notte sognò il futuro nido d’amore con piscina interna e piscina esterna, sala biliardo, salone delle feste, centro benessere con sauna finlandese, campo da golf, campo da tennis, maneggio e laghetto artificiale per fare canottaggio ogni tanto.

Il risveglio di Cilli fu magico come il sogno appena fatto.

– “Buongiorno cara, disturbo?” Rudy era arrivato in camera sua con la colazione ed un mazzo di rose rosse.

-“Oggi voglio portarti a Murano. Pronta per il traghetto?

Sull’isola videro meravigliosi lampadari.

– “Ti piacciono?” Fece lui indicandoli

– “Si, molto” – Rispose Cilli – “Anche a te?”

– “Li trovo stupendi. Starebbero bene in un grande salone, vero Cilli?”

Cilli aveva così risolto una parte importante dell’arredamento della loro futura casa, perciò si premurò di procurarsi i biglietti da visita e le brochures delle botteghe artigiane dove erano stati.

Cilli aveva qualcosa a cui lei voleva che Rudy dedicasse un po’ di attenzione per cui, quella notte, decise di chiedere il parere di Rudy su come le stava la camicia da notte tecnica.

Lui apprezzò e lei cominciò a pensare alla prima portata del menù nuziale.

La notte successiva lui apprezzò ancora e lei passò alla seconda portata.

Grazie alla sua camicia di notte strategica lei poté programmare tutte le portate del pranzo di nozze, compresi dessert, bevande e torta nuziale.

Le mattine successive lei si svegliava però sempre da sola. Lui non era più abituato a dormire con una donna: questo le aveva spiegato.

“Pazienza!” – Si disse lei – “Avremo due camere da letto. Forse la cosa può essere più intrigante”.

Riuscirono a spendere tutti i soldi che Rudy aveva preventivato di spendere e fecero ritorno alla base.

– “Allora, com’è andata?” Chiesero le amiche a Cilli.

-“Magnificamente! Rudy è un uomo meraviglioso! Nessuna donna può desiderare di meglio! Proprio non riesco ad immaginare come la sua prima moglie lo abbia potuto perdere!”

-“Lui ti ha fatto cenno alle nozze?”

-“Non ancora, ma io ho già pensato a tutto! Sento che a breve mi proporrà di sposarlo”.

-“Stupendo! Allora possiamo cominciare i preparativi!  Dobbiamo pensare all’abbigliamento per la cerimonia!”

La telefonata di Rudy non si fece attendere neanche quel giorno.

-“Come stai, mia cara?” La voce di Rudy all’altro capo del filo era più profonda del solito.

-“Bene, mio tesoro. E tu?” Rispose Cilli.

Rudy parlava lentamente. Si soffermava su ogni parola come per essere sicuro che lei lo potesse capire bene.

-“Bene, ora che ti sento. Stasera voglio portarti in un posto speciale. Mettiti un vestito speciale. Devo dirti qualcosa di molto importante”. Disse ancora Rudy con aria misteriosa.

Lei stette in silenzio per non esultare.

Per tutto il pomeriggio provò e riprovò diverse mises. Svuotò e riempì più volte il suo armadio.  Fece un lungo bagno rilassante e finalmente si sentì pronta.

Lui le baciò a lungo la mano guardandola negli occhi. La cena a lume di candela fu consumata silenziosamente. Lui parlava poco ma le sorrideva molto, guardandola come soprappensiero.

“Povero caro, non trova le parole! Certo, posso capire come sia difficile per un uomo della sua età!” – Pensava Cilli osservandolo.

“Vorrei andare con te nella casa al mare. Vorrei addormentarmi al rumore delle onde”. – Disse lui rompendo il silenzio.

Uscirono dal locale mano nella mano e si avviarono in macchina verso la costa.

Arrivarono nella casa accogliente. Lui la baciò appassionatamente appena varcata la soglia. Cilli si sentiva ormai ad un passo dal paradiso ed il programma della sua cerimonia di nozze era già mentalmente ultimato: mancava solo il luogo del loro nido d’amore, che avrebbe lasciato scegliere a lui.

Lui le versò da bere e si sedette accanto a lei.

“Vedi Cilli” – Cominciò Rudy

“Ci siamo! Finalmente ci siamo! – Pensava Cilli.

“Ti ho già detto che, oltre ad essere una persona stupenda, sei l’unica donna su cui so di potere contare, l’unica di cui io mi fidi veramente.

In questi anni sono accadute tante cose, cose che tu non sai e che neanche immagineresti mai. Ho cercato me stesso, mi sono chiesto tante volte cosa volevo veramente e finalmente ho capito, anche grazie alla tua amicizia. Devi sapere che il giorno che penserò di avere una donna accanto, quella non potrà essere nessun altra all’infuori di te”.

“Forse non se la sente ancora di risposarsi, il divorzio lo ha ferito” – Rimuginava Cilli.

Rudy, non c’è fretta – Disse lei considerando che, se le nozze fossero slittate all’estate, avrebbe dovuto rinunciare alla stola di visone perché col caldo non l’avrebbe proprio potuta portare, soprattutto se la cerimonia fosse stata di mattina.

– “Cilli, io sono innamorato…”

“Lo so, lo so, caro il mio Rudy, so quanto è difficile misurarsi con un sentimento così grande”- Continuava Cilli commossa.

Rudy la guardava, a sua volta commosso dalla grande comprensione che gli stava dimostrando quella donna: decise perciò di aprirle definitivamente il suo cuore.

“Sì, sono innamorato di un uomo Cilli. Io sono gay”.

Il suono della marcia nuziale, che si era appena affievolito alle prime parole di Rudy, ebbe un’impennata di note stonate.

“Forse dovevo usare un’altra camicia da notte”. – Concluse Cilli.

Arrivarono i vigili del fuoco allertati dai vicini. Arrivò la madre di Cilli. Arrivò un’ambulanza.

– “Figlia benedetta! Che cosa accade?”

– “Rudy!”

– “E’ capitato qualcosa a Rudy?”

– “Sono successe tante cose a Rudy” – Rispose Cilli contemplando melanconicamente la pira in fiamme.

“Santi del cielo salvateci tutti! – Fece la madre rivolgendosi al rogo – Spegnete quel fuoco! Mia figlia non sta bene! Chiamate un medico! Aiuto! Aiuto!”

In quel parapiglia, Cilli imperturbabile stava religiosamente assorta davanti al mucchio acceso.

I vigili del fuoco si avvicinarono timorosi al cumulo di legna umida ed ancora fumante.

“Cos’è questa roba? – fece uno di loro sollevando con un bastone qualcosa di gelatinoso e semi-bruciacchiato.

“ Il push up della camicia da notte malefica!” – Rispose Cilli, indifferente.

“E questo, cos’è?” – Fece un altro sollevando una cornice che proteggeva una foto ancora riconoscibile.

– “Ah! Quello è Rudy”

“Quel Rudy?” – Fece la mamma, sorpresa.

– “Sì mamma, quel Rudy”.

– “Volevi bruciare la sua foto? Quella che hai tenuto tanti anni in camera tua in quella cornice a tenuta stagna per proteggerla dal tempo?”

– “Si mamma, proprio quella foto!”

– “Oh bella! E perché mai la volevi bruciare?”

“Perché per omicidio si va in galera, ecco perché!” – Rispose Cilli dirigendosi verso la casa.

Dalla cantina un rumore confuso di ferraglia rovistata. Lei riapparve sulla soglia armata di una mazza gigantesca che trascinava urlando insulti ed improperi.

“Resisti al fuoco eh! Ma ti distruggo io, ti riduco in poltiglia!” – Diceva Cilli mentre sferrava colpi alla foto nella cornice blindata.

– “Sono comprensiva, eh? Ti capisco, eh? Sono l’unica donna di cui tu ti possa fidare, eh? Ebbene, ti sbagli!”

Qualche lembo di foto era rimasto sparpagliato sull’erba del giardino.

“Non vuoi morire, eh?” – Farneticava ancora lei ritornando in cantina.

Riapparve con una tanica di benzina. Cosparse furiosamente il liquido su tutto il prato e poi diede fuoco.

Nessuno osò opporsi alla sua furia.

Nessuno poté più pronunciare un nome che cominciasse per “R”. A quelli che, uomini o donne che fossero, per loro sfortuna, avevano un tale nome , veniva vivamente consigliato di presentarsi apportando una piccola modifica alla consonante iniziale.

Il nome Rudy non fu ammesso al cospetto di Cilli con nessuna variante: né Budy, né Cudy, né Dudy, né Fudy, né Gudy, né Ludy, né Mudy, né Nudy, né Pudy, né…

P.S. E’ pur vero che la speranza è l’ultima a morire, ma solo se non c’é nessun altro che la precede.

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