La speranza degli emodializzati è il rene artificiale impiantabile

La speranza degli emodializzati è il rene artificiale impiantabile

La speranza degli emodializzati è il rene artificiale impiantabileÈ già in fase di sperimentazione un rene artificiale impiantabile che dà speranza a chi soffre di insufficienza renale severa. Lo studio è in corso presso l’università della California a San Francisco da un gruppo di ricercatori ed ha acceso le speranze nei malati che dipendono dalla dialisi, un rene esterno che depura il sangue e lo restituisce pulito al corpo. Questa stessa funzione la svolge il rene artificiale impiantabile, con la differenza che questa attività è costante lungo l’arco della giornata e della notte, come nel caso del rene naturale.

Nel caso della dialisi, invece, è necessario un trattamento ospedaliero, normalmente per quattro ore tre volte tre volte alla settimana, dal momento che l’attività renale viene svolta grazie ad apparecchiature computerizzate, grandi più o meno quanto un armadietto.

Al malato vengono applicati due particolari aghi collegati all’apparecchio di dialisi. È il cosiddetto accesso vascolare. Uno serve per prelevare il sangue e l’altro per restituirlo. Il sangue passa in un filtro che contiene una soluzione a base di acqua e sali minerali, nella giusta proporzione rispetto alla loro concentrazione nel sangue, che lo restituisce depurato. L’accesso vascolare per la dialisi però non è stato ancora risolto in modo ottimale e perciò la depurazione non avviene in modo continuativo, ma solo quattro ore, tre volte alla settimana.

Gli studi sul rene impiantabile al momento stanno testando il funzionamento dei diversi componenti. Il prototipo è grande come una tazza. Il materiale utilizzato è il silicone che dovrebbe essere esente dal rischio di rigetto. L’organo artificiale è composto di due parti nella prima avviene la depurazione del sangue attraverso microscopici filtri disposti in una particolare cartuccia che rimuovono le tossine. Il sangue così filtrato passa nell’altra sezione che invia all’organismo il sangue ripulito e ricco di sostanze utili come i sali minerali. Questa attività non ha bisogno di pompe, come nella dialisi ma avviene grazie alla spinta naturale della pressione sanguigna.

Al momento non rimane che la dialisi, nei casi di insufficienza renale grave e il trapianto di rene quando il malato rientra nel target di idoneità e c’è disponibilità di organi. Con l’emodiafiltrazione, per esempio, si ottiene la massima depurazione possibile del sangue con minori effetti collaterali, come il calo della pressione arteriosa durante la dialisi. Questo significa non solo che a fine trattamento il malato ha più energia ma anche che ci sono meno contraccolpi per il cuore, perché i valori pressori rimangono più costanti.

Inoltre da poco tempo ci sono anche farmaci che correggono l’anemia, l’altro grave problema di chi è in dialisi. Infine, gli studi hanno dimostrato che la dialisi migliore per le esigenze dell’organismo deve essere lenta. In questo modo si evita il senso di fatica che sfianca i malati.

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