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La gelosia patologica

La gelosia patologica può essere inquadrata in tre gruppi distinti in ordine di gravità:

1) la Gelosia Ossessiva che rientra nel Disturbo Ossessivo Compulsivo;

2) la Sindrome di Mairet in cui la gelosia ha le caratteristiche formali delle idee dominanti;

3) la Gelosia Delirante o Disturbo Delirante di tipo Geloso secondo il DSM IV, enunciata come «Sindrome di Otello».

Nella Gelosia Ossessiva le immagini e le idee di infedeltà sono incoercibili ed il dubbio sulla infedeltà del partner è lacerante. Chi ne soffre è continuamente alla ricerca di segnali che possano lenirlo, confermarlo o smentirlo. Il paziente si trasforma spesso in un detective a tempo pieno che può impiegare nelle attività di ricerca delle infedeltà del partner il più e il meglio del suo tempo. I gelosi ossessivi riconoscono l’infondatezza dei loro sospetti, arrivano anche a vergognarsene, ma sono, loro malgrado, trascinati e sommersi dal dubbio. C’è chi sottopone tutti i giorni la moglie a martellanti interrogatori, chi controlla in modo dettagliatoe la castità del suo abbigliamento o la corrispondenza del partner e chi magari anche la biancheria intima alla ricerca di attività sessuali extra. Queste persone riescono a rendersi conto delle loro esagerazioni, ma riescono a cambiare condotta.. I sentimenti di gelosia vengono vissuti permeati da un incoercibile dubbio.

Nella Sindrome di Mairet chi ne è affetto vive in un clima pervaso di vissuti di gelosia non solo di tipo amorosa. La condizione è indicata anche come «Iperestesia Gelosa» e raffigura un quadro clinico di confine tra normalità e patologia in cui le idee di gelosia sono quantitativamente sviluppate e tendono ad occupare tutto il campo esperenziale del paziente.

Nella Sindrome di Otello (o Gelosia Delirante o Delirio di Gelosia) la persona è convinta dell’infedeltà del partner ed è alla costante ricerca del tradimento ad esso inflitto. Tenta in “mille” modi differenti di strappare la confessione al partner e effettua rimedi contro la sua supposta infedeltà restringendone l’autonomia o assoldando investigatori. Il comportamento del paziente pertanto non è teso alla scoperta di qualcosa, che si pensa già di sapere, ma piuttosto a far ammettere all’altro la colpa. Da qui una assillante e tormentata richiesta di confessioni, portate avanti talvolta in modo subdolo, altre volte con l’arma del ricatto, talvolta infine ricorrendo alla coercizione e  perfino alla violenza fisica.

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