L’ansia che diviene angoscia

L’ansia che diviene angoscia

La paura, è talvolta causa di alcuni fenomeni di modifica comportamentale, permanenti, identificati come sindromi ansiose: ciò accade, quando la paura, non è più scatenata dalla percezione di un reale pericolo, ma bensì, dal timore che si possano verificare situazioni, apparentemente normalissime, ma che sono vissute dal soggetto con profondo disagio.

In questo senso, la paura, perde la sua funzione primaria, legata alla naturale conservazione della specie e diventa invece, l’espressione di uno stato mentale.

L’ansia, (da angère cioè stringere) è considerata, solitamente, un affetto per quanto sgradevole di comune riscontro in vari momenti e situazioni della vita umana e può costituire, una normale risposta fisiologica, sia di tipo comportamentale, che di tipo psicologico, in condizioni obbiettivamente difficili o inusuali, consentendo l’attivazione di comportamenti utili all’adattamento.

L’ansia, viene considerata patologica, quando disturba in modo più o meno evidente, il funzionamento psichico globale determinando la limitazione, della capacità di adattamento dell’individuo.

L’ansia di tipo patologico, spesso, è dotata di una propria autonomia, manifestandosi senza alcuna correlazione con apparenti cause esterne scatenanti e ha così una tale intensità, da provocare una insopportabile, o quasi, sofferenza e una durata che può determinare comportamenti di difesa che limitano l’esistenza come possono essere, le situazioni di esitamento, vissute come potenzialmente pericolose o di controllo, attraverso la messa in atto di rituali.

L’ansia, è spesso accompagnata, da correlati somatici (per il coinvolgimento del sistema nervoso autonomo) come la tachicardia, l’iperventilazione, la cefalea, l’innalzamento della pressione arteriosa (per il coinvolgimento del sistema nervoso di relazione) e tensione muscolare, tremori, irrequietezza.

L’ansia, come esperienza quotidiana, è parte intrinseca di qualsiasi comportamento motivato, è proporzionale al livello di attivazione espresso ed unificata ad emozioni e stress, ne forma una triade omogenea sostenuta dal comune costrutto di attivazione.

Come sinonimo di apprensione, nervosismo, ansietà, termini tipici del linguaggio di oggi, l’ansia, si distingue in vari tipologie differenti e molte volte diviene ansia patologica, coinvolgendo le componenti soggettive (insicurezza), cognitive (idee ossessive),  fisiologiche (eccitazione simpatica), comportamentali (esitamento).

L’ansia, è anche da sempre considerata, sintomo tipico delle nevrosi, dizione però caduta in disuso dopo l’affermazione della classificazione adottata dal Manuale diagnostico statistico per i disturbi mentali (DSM)[1] già nelle versioni precedenti all’attuale (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders, DSM-IV) a cui di fatto si è sostituita (Disturbi d’ansia anziché nevrosi).


[1] I Disturbi d’ansia, classificati nel DSM-IV-TR, Criteri diagnostici, Masson, 2006, sono ripartiti come segue:

– panico senza agorafobia;

– panico con agorafobia;

– agorafobia senza anamnesi di attacchi di panico;

– fobia specifica;

– fobia sociale;

– disturbo ossessivo-compulsivo;

– disturbo post-traumatico da stress;

– disturbo da stress acuto;

– disturbo da ansia generalizzata;

– disturbo d’ansia associato a condizioni mediche;

– disturbo d’ansia da uso di sostanze chimiche;

– disturbo d’ansia non altrimenti specificato.

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