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Il tabù dei matrimoni gay: 5 proposte impolverate in Parlamento

Dai Pacs di Franco Grillini, ai Dico del governo Prodi, ai Didore di Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi: sono tutti naufragati, finora, i tentativi di regolamentare giuridicamente le unioni civili che nel nostro paese restano un tabù. La sentenza della Consulta che dice no ai matrimoni gay, ha riportato in primo piano il tema e rispolverato le proposte di legge che giacciono da tempo nei cassetti delle commissioni Giustizia della Camera e del Senato.

Ma c’é anche una proposta dei ministri Brunetta e Rotondi, sui Didore (diritti e doveri di reciprocità) che risale al settembre del 2009, e che non è mai stata presentata in Parlamento anche perché sollevò un polverone all’interno dello stesso centrodestra dove forte fu la resistenza dei più conservatori. Una iniziativa personale – hanno sottolineato a suo tempo i due ministri – anche perché le unioni civili “non fanno parte del programma di governo”.

Però – hanno anche rimarcato – non si può più rinviare una legge su un “un fenomeno che non è marginale e che riguarda le persone che a vario titolo convivono, comprese le coppie gay (i nodi sono l’assistenza in caso di malattia, la successione, i diritti relativi all’alloggio, ossia tutti i diritti che rendono il convivente prioritario rispetto ai parenti).

In Parlamento intanto giacciono 5 proposte di legge (3 alla Camera 2 al Senato) tutte assegnate alle rispettive commissioni Giustizia. Ma il loro esame non è stato avviato. A Montecitorio c’é la proposta presentata da Paola Concia del Pd che introduce e disciplina l’istituto dell’unione civile, volta a “porre i cittadini dello stesso sesso stabilmente conviventi nella condizione di scegliere quale assetto conferire ai propri rapporti giuridici e patrimoniali, come accade per tutti i cittadini”.

La proposta stabilisce comunque che l’unione civile non influisce in alcun modo sulla condizione giuridica dei figli, restando estranea all’unione la disciplina delle adozioni dei minori. La proposta presentata dai radicali (prima firmataria Bernardini), prevede l’istituzione di un registro delle unioni civili e mira a dare loro una “copertura normativa”.

Anche il Pd ha presentato una sua proposta (primi firmatari Lucà-Fassino-Turco) per fissare “regole ombrello” valide sia per le coppie eterosessuali sia per le omosessuali. Tra l’altro si prevede una “certificazione” a livello comunale non per celebrare le unioni ma “per formalizzare la loro previa esistenza, per cui il diritto nasce dal fatto e non viceversa”.

Al Senato anche Vittoria Franco del Pd ha presentato un ddl per il riconoscimento giuridico delle unioni civili, mosso dalla volontà di evitare che “chi ha convissuto con una persona magari per trent’anni si veda poi negato perfino il diritto di assistere il proprio partner morente in ospedale”. Sempre a palazzo Madama è stato presentato un ddl (radicali-Pd-Idv) che oltre a istituire il registro delle unioni civili e a regolamentare i passaggi della formale costituzione del rapporto, mira a dare “copertura normativa” al nuovo istituto sul versante del lavoro, della sanità e delle successioni.

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