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Il segugio strabico

Il segugio strabico

Camminavo per la strada, desiderosa di muovere le mie gambe e le mie natiche assopite dal lungo contatto con la sedia.

In piena estate, col caldo d’agosto, il vestito bianco di garza leggera permetteva a tutte le parti del mio corpo di arieggiarsi agevolmente: e di arieggiare qualche cervello maschile…

Il meriggio si avviava all’appuntamento con la sera e la mia ombra cominciava a farsi vedere timidamente accanto a me: la mia ombra e l’ombra di qualcun altro.

I raggi del sole e lo sguardo di qualcun altro battevano sul mio fondoschiena al ritmo del mio passo.

“Mi scusi. Permette?”

“Prego!” – Dico gentilmente.

“E’ da un po’ che la seguo.”

“E per quale motivo?” – Dico altrettanto gentilmente ma decisa a chi, a giudicare dal suo balbettio seguente, forse mi aveva scambiato per una confusa errabonda in cerca di “ragazzoni” arrugginiti da resuscitare occasionalmente, anche con l’aiuto di una qualche pillola miracolosa per casi disperati.

“Perché sono interessato, così…alla sua persona”.

“Vorresti dire alla parte posteriore della mia persona!”. – Penso.

“E quindi?” – Replico sorridendo ancora gentilmente.

“Vorrei conoscerla.” Riesce lui a dire dopo aver cercato le parole all’orizzonte.

“Grazie, non m’interessa!”- Rispondo con cortesia.

Lui, con sorriso sornione, sicuro di ammaliarmi, ebbro dell’immagine di se stesso da “Il cavaliere azzurro con cappello piumato sul cavallo bianco”, con un gesto ampio del braccio si toglie gli occhiali con velleità d’eleganza e mi dice: “Ne è proprio sicura?”

Folgorata dal suo occhio strabico, scoperto così, improvvisamente, gli rispondo: “Sì, ne sono proprio sicura”.

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