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Donne, rilassatevi. La cellulite non è una malattia ma un'imposizione della moda

Valeria Marini

Qual è la differenza che salta subito all’occhio se si parla di tubercolosi o cellulite? Facile. La prima è una patologia dell’ottocento che gli antibiotici hanno sconfitto. La seconda, invece,  non è una malattia dell’ottocento e neanche del nostro secolo. Per questo è difficile trovare un rimedio. La cellulite della donna è un elemento della sua fisiologia. È un carattere sessuale secondario femminile, legato agli ormoni sessuali che ciascuna donna produce. Quegli stessi ormoni che sono responsabili della forma del seno, dei fianchi e dei glutei.

Per questo motivo,  fino a qualche tempo fa la cellulite veniva considerata uno degli elementi (belli) della femminilità. Contro di essa non c’era perciò niente da dire. Anzi. Poi qualcosa è cambiato. La moda ha imposto alla donna misure sempre più lontane da quelle care a Rubens e a Botticelli. La donna della pubblicità non è una donna matura, e nemmeno giovane: è addirittura un’adolescente.

Per questa ragione la cellulite non sempre è un inestetismo per gli uomini. All’uomo piace – o almeno dovrebbe – un corpo femminile a forma di donna. Dunque non disdegna la cellulite e non la inquadra come patologia, a differenza della portatrice sana (la donna) che ad ogni buco vede il suo corpo allontanarsi sempre più da quello di una fanciulla.

Il rischio è che, con l’incessante bombardamento di immagini che ritraggono corpi incantevoli e ben proporzionati di pre-adolescenti, anche l’uomo, prima o poi, comincerà a disprezzare il corpo a forma di donna. L’industria farmaceutica che riuscirà a trovare l’antidoto contro il “male del secolo” farà una grande fortuna e il corpo della donna si estinguerà. Ma non sarebbe meglio ritornare al modello di donna burrosa e cellulitica di qualche tempo fa? Molte donne pregano la dea Moda che questo accada ma, nel frattempo, si spalmano le cosce di qualunque crema creata dalla cosmetica.

"Le tre Grazie" di P.P. Rubens

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