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Dall'India arriva il "Pomodoro Highlander": resta fresco 45 giorni

Grazie all’eliminazione di due enzimi il pomodoro rallenta il processo di maturazione e dura tra i 40 e i 45 giorni contro i 15 attuali – Secondo gli studiosi non ci sarebbero controindicazioni per i consumatori

Un pomodoro “freschissimo”, di appena 40 giorni. Sembra una boutade ma nel giro di qualche anno potrebbe diventare uno slogan ricorrente in molti mercati. Un gruppo di ricercatori indiani, infatti, ha individuato e isolato gli enzimi “colpevoli” di far maturare troppo in fretta i pomodori. Risultato: i pomodori “trattati” maturano molto lentamente e sopravvivono ben più di un mese sui banchi dei fruttivendoli.

La scoperta si deve ad Asis Datta, ricercatore  del National Institute of Plant Genome Research di Nuova Delhi. Secondo lo scienziato indiano la “vita breve” dei pomodori si deve a due enzimi che, però, si possono tranquillamente “eliminare”. Togliendo gli enzimi incriminati – alfa-mannosidasi (alfa-Man) e beta-D-N-acetilesosaminidasi (beta-Hex) –  i pomodori riescono a rimanere freschi e sodi per 40-45 giorni contro una “aspettativa di vita media” attuale che non supera i 15.

Per i produttori e i commercianti è  l’uovo di Colombo: una parte consistente degli ortaggi, infatti, rimane invenduta perché matura troppo velocemente per non parlare di tutta quella merce che esce “ammaccata” e quindi non commerciabile dai trasporti verso i punti vendita. Complessivamente si tratta del 40% del totale dei pomodori normalmente immessi sul mercato, un quantitativo enorme che marcisce in casse e magazzini senza arrivare sulle tavole dei consumatori.

Altro aspetto interessante della ricerca pubblicata sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze “Pnas” è la sostanziale assenza di controindicazioni per il consumatore al trattamento di longevità. La pianta, almeno secondo quanto dicono gli scienziati indiani, non subisce alterazioni genetiche sostanziali. Per ora lo studio  si è concentrato sui pomodori ma gli stessi autori parlano di applicabilità della modifica genetica anche ad altri frutti soprattutto banane, mango e papaya.

Per vedere sugli scaffali i “pomodori highlander”, però, ci vorrà almeno qualche anno: lo studio, infatti, è ancora in una fase sperimentale e, se tutto dovesse andare secondo i programmi, ci saranno ancora da scavalcare le severe normative europee in tema di cibi geneticamente modificati.

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