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Nuove tecnologie. I computer imparano ad ascoltare e rispondere

Nel campo dell’informatica, il tempo viaggia ad un’altra velocità, il presente invecchia rapidamente e il futuro è a portata di «click», o meglio di «touch». Anzi: di uno «speech». Infatti i computer hanno imparato ad ascoltare e alcuni anche a rispondere.

Senza scomodare la fantascienza, non mancano esempi di intelligenza artificiale nel nostro quotidiano: si pensi al servizio assistenza clienti delle compagnie di telefonia mobile, dove ci si interfaccia con delle macchine per le operazioni più semplici, o ai computer con comandi vocali negli ultimi modelli di automobile.

Il fenomeno però è destinato a espandersi. Secondo scienziati ed economisti, l’intelligenza virtuale non solo trasformerà il modo in cui esseri umani e macchine potranno comunicare e collaborare, ma porterà profondi cambiamenti nel nostro modo di vivere.

Alcuni lavori saranno destinati a scomparire, ne nasceranno di nuovi, si modificherà la natura stessa del lavoro e della routine quotidiana. L’assistenza medica potrà essere fornita a distanza da un computer che, analizzati i sintomi e la gravità della malattia, potrà fissare l’appuntamento col dottore.

Secondo i dati forniti dal New York Times, il numero di dottori americani che usa software vocali per programmare le proprie visite è più che triplicato negli ultimi tre anni, arrivando a 150 mila. Il segretario digitale è già realtà negli uffici della Microsoft. «Per i nostri figli e i nostri nipoti è del tutto naturale parlare con delle macchine che li guardano e li capiscono», spiega Eric Horvitz, che nei laboratori di ricerca Microsoft ha sviluppato il progetto di «medico avatar».

Già da alcuni mesi, nel video postato su Youtube «A glimpse ahead» (una sbirciata nel futuro), Microsoft prova a raccontare per immagini l’impatto delle nuove tecnologie sulla vita di tutti i giorni: «always connected» e con le mani libere, perché col computer basterà una parola.

Seppur parlanti, le macchine hanno ancora qualche problema con le lingue e con le traduzioni: il software testato in Iraq dalla Defence Advanced Research Projects Agency (l’agenzia per i progetti di ricerca avanzata per la difesa) offre buoni risultati nelle conversazioni semplici, ma può creare problemi con le frasi complesse, dove traduce correttamente le parole, ma non ha una visione complessiva del contesto. Tornando alla scienza e alle sue applicazioni nel quotidiano, i dispositivi intelligenti richiedono l’applicazione congiunta di diverse tecnologie per fornire risposte sensate.

I risultati più interessanti sono stati raggiunti da Siri, una compagnia di Silicon Valley che offre «personal virtual assistant», che attraverso l’interazione di diversi software ascolta, rielabora le richieste e cerca le risposte. «È un po’ come ordinare a un cameriere non madrelingua, in un ristorante rumoroso – spiega Tom Gruber, ricercatore e co-fondatore di Simi -. Farà un po’ di fatica, ma alla fine capirà quello che desiderate».

Un ruolo fondamentale lo giocano gli utenti: è importante usare parole chiave, frasi semplici e dirette. Quello che Donald Szczepaniak, del servizio clienti di Panasonic, definisce la Google-izzazione del cliente. È ancora presto per giudicare l’impatto dell’intelligenza artificiale, il vero problema, come per ogni tecnologia, sarà l’uso che se ne farà. Ci saranno degli errori, saranno necessari interventi umani per correggerli, ma come chiosa lapalissianamente Andries van Dam, docente di informatica alla Brown University: «Avere l’intelligenza artificiale è meglio che non averla».

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