Categorie
ambiente

Bioetica. Cnb, per ermafroditi nessun cambio di sesso alla nascita

Sesso incerto, doppio sesso, terzo sesso o semplicemente ermafroditi. In Italia non esiste una legge o normativa che tuteli o semplicemente affronti questo tema delicato, che coinvolge in Italia circa 5000 bambini. Pertanto il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) oggi, 25 febbraio, ha espresso in un documento un parere che affronta un tema tanto delicato, un parere che vuole cambiare la normativa di legge.

“Attendere la crescita del piccolo prima di effettuare interventi chirurgici per l’attribuzione di un’identità sessuale”. E’ questa la scelta consigliata dal Cnb, nel caso in cui il bambino nasca con particolari patologie che ne rendono incerto il sesso. Bisogna chiarire,  dice la vicepresidente del Cnb Laura Palazzani, “gli aspetti legati a delle situazioni rare ma non così infrequenti e che pongono seri problemi anche di ordine bioetico sia ai medici sia alle famiglie”.

In questi casi, quando cioè alla nascita non ci sono elementi chiari per l’attribuzione dell’identità sessuale, i medici insieme alla famiglia potrebbero anche decidere di intervenire precocemente per via chirurgica per attribuire un sesso al bambino, ma secondo gli esperti del Cnb non sarebbe questa la strada consigliabile.

Nel documento si affrontano anche i cosiddetti ‘casi difficili’, quelli cioè più complessi e rari in cui è assente qualunque segnale (fisiologico o ormonale) di una precisa identità sessuale: “In queste situazioni – ha affermato Palazzani – l’indicazione è che i genitori ‘assegnino’ comunque un sesso al bambino, anche senza intervenire chirurgicamente, impartendo un’educazione orientata in senso femminile o maschile poiché una educazione ‘neutra’ potrebbe comportare gravi rischi sociali e psicologici. Tutto ciò, facendo naturalmente attenzione all’eventuale emergere di inclinazioni spontanee da parte del bambino”.

Altro punto è poi legato all’attuale vuoto normativo in materia: “In Italia il dpr 396 del 2000 – ha precisato Palazzani – prevede che la dichiarazione di nascita con l’indicazione del sesso del bambino debba essere fatta entro 10 giorni dalla nascita. A fronte di ciò – ha concluso – è necessario integrare la normativa prevedendo per i genitori la facoltà di presentare una annotazione riservata che certifichi il sesso incerto, con la successiva possibilità di una rettificazione anagrafica del sesso”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.