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Arielle Dombasle, dalla Nouvelle Vague ai cosmetici

Attrice, cantante, modella, un marito filosofo, a 50 anni Arielle Dombasle è la nuova icona della femminilità consapevole e non asservita a modelli confezionati: la testimonial perfetta dei cosmetici La Praire

Arielle Dombasle, testimonial della bontà di prodotti cosmetici

Il titolo del suo ultimo disco, “Glamour à mort” (Glamour a morte), spiega, meglio di ogni altra cosa perché Arielle Dombasle – attrice, regista e cantante francese, nonché musa ispiratrice di moltissimi artisti e moglie del filosofo Bernard Henry Lévy – sia prima di ogni altra cosa una donna dal fascino irresistibile. Glamour – appunto – fino alla morte.

Non per nulla la casa di cosmetici svizzera La Praire l’ha voluta come testimonial ed è forse proprio per questo che in molti le danno qualche anno in meno di quanti ne risultino sulla sua carta d’identità. Non è da tutti, del resto, portare 51 anni con quello stile, che la Dombasle descrive al sito francese Puretrend come semplicemente «casual chic».

A chi le chiede come si senta a impersonare la diva fatale e passionale che dà il volto a tre dei nuovi profumi “La Praire”, Arielle risponde candidamente di sentirsi se stessa: «Anch’io sono un’attrice e allo stesso tempo una donna che si sveglia ogni mattina accanto all’uomo che ama». Certo, non una moglie che passi le giornate a infornare biscotti e a fare l’uncinetto, ma una sorta di pin-up alla francese, che si diletta in spettacoli sottilmente erotici al club parigino Crazy Horse.

«Non sono come Dita Von Teese – sottolinea però la Dombasle -. Fare la pin-up per lei è un lavoro a tempo pieno, è diventata una sorta di icona vintage, che gestisce la propria immagine a meraviglia. Io, invece, sono un’attrice, che si cala in quel personaggio senza diventarlo».

Ma che cosa è “glamour a morte” per questa poliedrica artista che, se potesse identificarsi con un vestito, sceglierebbe «quello di Rossella O’Hara in “Via col vento”»?

«La libertà di essere se stessi – risponde senza esitazioni – ecco che cos’è glamour a morte. E vale anche per la moda: se una persona ha voglia di indossare degli stivali di Alexander Mac Queen con una T-shirt Petit Bateau, beh, quello è glamour, perché è stata lei ad averlo deciso».

Al sito Puretrend, la Dombasle rivela che non le dispiacerebbe dare il volto a una delle Barbie che la Mattel ha dedicato ad alcune icone femminili.

«Ma mi piacerebbe che fosse una Super Arielle, a metà strada tra una Barbie e Wonder Woman». Un po’ quel che è diventata lei per il suo ultimo disco: una super-eroina glamour, ma altrettanto impegnata nella difesa dell’ambiente.

«Se tutti, come me, si trasformassero in super-eroi per fare un piccolo gesto ecologico al giorno, il mondo sarebbe migliore. Prima io attaccavo le mie chewing-gum sotto il tavolo, ora che sono Super Arielle le getto nell’immondizia. Mi sento molto bene in quel costume, che è stato disegnato da Vincent Daré e che indosso con scarpe di Christian Louboutin. Grazie a loro ho potuto trasformarmi in una pin-up pop ispirata ai fumetti della Marvel, che potremmo anche definire una “pop up”».

Niente male per una signora delle scene, nipote di ambasciatori e figlia di un industriale e archeologo, nonché collezionista di arte pre-colombiana. Dopo un’infanzia trascorsa in Messico, tra idoli aztechi e maya, studiando danza classica in un ambiente estremamente multiculturale, a 18 anni Arielle si trasferì a Parigi, per studiare musica e canto al Conservatorio.

Dal teatro presto passò al cinema, dove interpretò per Eric Rohmer – celebre regista della Nouvelle Vague, morto di frecente – un ruolo scritto 20 anni prima per Brigitte Bardot: quello di Marion, nel film “Pauline alla spiaggia” (1983), vincitore dell’Orso d’Oro al festival di Berlino. Il suo fascino intellettuale e sofisticato incantò altri grandissimi maestri della macchina da presa, da Roman Polanski a Alain Robbe-Grillet, fino a Cédric Kahn e a John Malkovich.

Nel 1993, il matrimonio con il filosofo Bernard-Henri Lévy, che coincise con il suo debutto sul piccolo schermo. Da allora, ha recitato in tv nella saga Lace, in un episodio di Miami Vice e ha interpretato personaggi memorabili come Sissi e Milady. Contemporaneamente, Arielle ha proseguito la sua carriera di cantante, incidendo cinque album che le hanno fatto vincere tre dischi d’oro e un disco di platino. Dopo una serie di serate a Broadway e un tour internazionale, Arielle è entrata trionfante al Crazy Horse, dove nel corso dello show è stata ribattezzata Dolorès Suggar Rose. Un soprannome, manco a dirlo, “glamour à mort”.

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