Anoressia: non solo per adulti

Anoressia: non solo per adulti

bilanciaL’anoressia è un disturbo del comportamento prevalente in età adolescenziale, cioè compresa fra i 14 e i 18 anni. Negli ultimi anni, però la fascia di età si è abbassata giungendo persino ad arrivare intorno agli 8-9 anni fino ad arrivare, fortunatamente, in casi molto rari, ad avere anche pochi mesi di vita suscitando grande ed intensa preoccupazione da parte del genitore.

In maniera approssimativa si stima che fra i 9 e i 30 bambini, dai 7 ai 15 anni, su 100.000, ne sono affetti, con una incidenza più alta nel sesso femminile.

Le caratteristiche della anoressia nervosa infantile sono le stesse riscontrate in età post-puberale, con orrore e quindi rifiuto della introduzione di cibo, e più specificamente dei cibi “cattivi” a ipotetico più alto contenuto calorico e potere ingrassante, ricerca progressiva e ossessiva di magrezza fino alla cachessia, non riconoscimento della magrezza e distorsione dell’immagine corporea, per cui il soggetto si vede, o meglio emotivamente “si sente”, grasso quando in realtà è magrissimo.

Secondo una ricerca condotta dalla dott. Barbara Andreoni, la situazione più grave che si può verificare,  è quello del totale rifiuto di cibo; fortunatamente questo è molto raro perchè legato a disturbi mentali e psicologici molto gravi.

Su un gradino intermedio si possono collocare tutte quelle forme d’anoressia che si presentano in occasione di cambiamenti del regime alimentare come nello svezzamento, in periodi di malattia, in fasi di grandi cambiamenti di vita come traslochi o affidamento ad altre figure d’accudimento.

Molto frequenti e diffusi sono l’eccessiva selettività nei confronti dei prodotti alimentari, ad esempio un bambino che mangia solo due o tre tipi di cibo, e la difficoltà ad accettare i nuovi sapori.

L’anoressia infantile è un allontanamento dal cibo. Il rifiuto di esso è una comunicazione forte a cui è compito dell’adulto rispondere in maniera adeguata. L’alimentazione ha una grande valenza simbolica: le dinamiche che si attivano tra bambino e figura d’accudimento al momento del pasto, lasciano infatti filtrare sentimenti, emozioni e credenze reciproche che creano i modelli mentali del bambino, ossia gli “occhiali” attraverso i quali guarderà se stesso ed il mondo che lo circonda.

La causa nella maggior parte dei casi è da ricercare nella relazione madre-bambino, in questo caso la figura materna come regolatore del funzionamento fisiologico e del comportamento del bambino con conseguente sviluppo del sé. L’ insorgenza sempre più precoce non è chiara. Si può pensare che la precocità sia legata all’ anticipato sviluppo puberale che si osserva oggi, alla maggior pressione sociale a cui i bambini sono sottoposti, all’ insicurezza che deriva da una strutturazione della famiglia oggi molto più labile e mal definita, alla mancanza di direttive nette e precise da parte della famiglia e della scuola, al fatto che il bambino debba troppo spesso fare da sé scelte di vita perché queste non gli sono trasmesse o supportate da adulti sempre più indaffarati ad occuparsi di sé stessi e distratti sui problemi di sviluppo psicofisico del bambino.

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