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Ruby. Fede: Scambiato il mio numero con quello di Mora

MILANO 29 APR Emilio Fede gioc – MILANO, 29 APR – Emilio Fede gioca d'anticipo e a sorpresa, nello studio dei suoi legali, punta il dito su un errore che sarebbe stato commesso dalla Procura: hanno confuso il suo numero di cellulare con quello di Lele Mora il giorno in cui Ruby calco' per la prima vola la scena di Arcore. Ma da Palazzo di Giustizia pronta la replica del Procuratore Edomondo Bruti Liberati: ''I processi si fanno in aula''. Affiancato dagli avvocati Nadia Alecci e Gaetano Pecorella, il direttore del TG4, in un conferenza stampa, ha rivendicato il 'diritto di essere prosciolto'' perche' il 14 febbraio dell'anno scorso non fu lui a chiamare Ruby ne' ad accompagnarla a villa San Martino. E men che meno fu lui ad indurla a prostituirsi perche' dopo averla incontrata al noto concorso di bellezza in Sicilia nel 2009 (''Mi ero intenerito perche' voleva avere una famiglia e fare il carabiniere''), ha ribadito di non averla mai piu' vista fino a quella festa di San Valentino dove per altro non l'aveva riconosciuta. E cosi' il direttore del Tg4, finito sotto inchiesta per i presunti festini a luci rosse ad Arcore – vicenda per cui lo scorso 6 aprile si e' aperto il processo a Silvio Berlusconi – ha chiesto alla Procura di Milano di archiviare la sua posizione per l'accusa di induzione e favoreggiamento della prostituzione non tanto delle delle 32 ragazze che hanno frequentato villa San Martino ma della minorenne Karima El Mahroug. Un'istanza, quella di Fede, consegnata ai pm in vista della richiesta di rinvio a giudizio per lui, per Mora e per il consigliere regionale del Pdl lombardo Nicole Minetti e che si basa sugli esiti di una serie di indagini difensive: la scoperta tra i tabulati contenuti nella richiesta di giudizio immediato per il premier di una chiamata fatta da Ruby il 14 febbraio 2010 alle ore 16, poche ore prima che la giovane per la prima volta andasse ad Arcore, a un numero di telefono attribuito a Fede ma che in realta', come poi e' stato riscontrato nelle carte, appartiene all'impresario dei vip Lele Mora. ''Quindi – ha aggiunto il direttore – non sono io che l'ho chiamata quel giorno ne' l'ho accompagnata. Inoltre, non solo nessuna delle ragazze invitate ha mai avuto rapporti con me, ma a casa del presidente Berlusconi, che da amico vero ho sempre cercato di proteggere, non ho mai assistito a scene trasgressive''. E ancora: ''Non ho nulla da scaricare contro nessuno, non scarico di certo Mora, se ha delle colpe le paghera'''. Un errore materiale che, come e' stato spiegato in ambienti investigativi, ''non disarticola l'ipotesi accusatoria'' fondata su una serie di testimonianze – 7 testi chiave, tra cui la stessa Ruby – e altri elementi di prova, ma definito da Nadia Alecci e Gaetano Pecorella ''grave'' come ''grave e' stata la carenza da parte della Procura perche' ha ritenuto questa telefonata l'origine di tutto e non si e' preoccupata di fare le verifiche''. Poi Pecorella ha affondato il colpo:''Si e' trattato di una alterazione non so se casuale o voluta''. I due legali hanno inoltre ricordato che come risulta dai tabulati il primo contatto tra Fede e Ruby e' avvenuto il 26 aprile successivo: una telefonata, come le altre 11 agli atti, a cui il giornalista ''non ha risposto''. Oltre a cio', allegata alla richiesta di archiviazione c'e' anche una registrazione – poi trascritta – fatta dallo stesso giornalista a una suo vecchio conoscente, un agente dello spettacolo, qualche sera fa al ristorante: il pr ha raccontato a Fede che Ruby, nel gennaio dell'anno scorso, quando venne a Milano, lo contatto' per un casting per esibirsi come danzatrice del ventre ma che poi, ''scartata'', fu lui ad indirizzarla da Lele Mora. Dunque, per Fede e i suoi difensori, anche per questo l'accusa di averla indotta a prostituirsi ''non sta in piedi''..

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