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Rai: Nessuno paga il canone? La azienda smentisce

ROMA 15 APR Guerra di dati con gi – ROMA, 15 APR – Guerra di dati con giallo che resta irrisolto tra Rai e il Ministero del Tesoro. E' per primo il Bollettino del dipartimento delle Finanze che rende noti i dati sulle sulle entrate del primo bimestre 2011, e qui si legge che il canone per il servizio pubblico ha portato nelle casse dell'ex Eiar solo 938 milioni, ossia il 37,5 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2010. Immediata la dura replica dalla Rai che definisce i dati del Tesoro ''completamente errati''. ''La raccolta del canone nei due mesi gennaio e febbraio 2011 – sottolinea viale Mazzini – ha avuto un incremento di oltre 15 milioni di euro rispetto al medesimo periodo dello scorso anno (2010)''. Interviene anche il direttore generale della Rai, Mauro Masi, per ribadire il surplus di 15 milioni spiegando che ''le apparenti diversita' promanano esclusivamente da banali problematiche di natura contabile'' peraltro ''prontamente definite nell'ambito della tradizionale e massima collaborazione tra i competenti uffici tecnici del ministero dell'Economia e quelli della Rai''. La differente lettura dei dati sembrerebbe giustificata dalla diversa modalita' di contabilizzazione dei dati, in particolare al fatto che per i dati di competenza mancano ancora all'appello i versamenti fatti a marzo dovuti al disallineamento dei versamenti. Una prima verifica – che sarebbe stata fatta dal ministero dell'Economia – sembrerebbe confermare che il disallineamento contabile verra' coperto proprio con queste ulteriori entrate, almeno stando ai primi dati. La fotografia scattata dal Bollettino delle Entrate del Dipartimento delle Finanze ferma pero' l'immagine a fine febbraio. E, al momento, le differenze emergono scritte nere su bianco. Se si guarda alla competenza (che e' il criterio utilizzato dai bilanci, sia privati sia pubblici) il gettito del canone di abbonamento radio e Tv e' crollato da 1,5 miliardi del gennaio febbraio 2010 ai 938 milioni dei primi due mesi dell'anno. La flessione e' di 562 milioni di euro (il 37,5%). Il calo risulta se si guardano anche le serie storiche. Il gettito del bimestre era a quota 1 miliardo 483 milioni nel primo bimestre 2009, 1 miliardo e 456 nel primo bimestre 2008. Diversa e' invece la lettura dei dati di cassa, che registrano in concreto i versamenti fatti nelle date indicate: in questo caso a gennaio-febbraio 2010 gli incassi si sarebbero attestati a 924 milioni per poi salire ai 948 milioni dei primi due mesi di quest'anno, con un incremento quindi del 2,6%. E' a questi dati che probabilmente fanno riferimento le valutazioni della Rai. Ma a sentire fonti di viale Mazzini i dati forniti dalla Rai sono inappellabili. Restano quindi le discrepanze che scatenano le reazioni del mondo della politica, in particolare dell'opposizione. ''La matematica e' un'opinione a viale Mazzini o a viale XX Settembre?'' si chiede Vincenzo Vita, componente Pd in Commissione di Vigilanza, che aggiunge:''A fronte della incredibile discrepanza tra i dati e' necessario fare chiarezza. Per questo chiediamo al ministro Romani di venire in aula e riferire su questi numeri ballerini''. Fa notare Michele Meta, capogruppo Pd in Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera ''sembra che ormai nessuno controlli piu' quanto accade in Rai, a cominciare dall'azionista che nei dati forniti oggi rileva un netto calo delle entrate dal canone pari a poco piu' di 500 milioni di euro nel primo bimestre di quest'anno''. Secondo Benedetto Della Vedova, capogruppo di Fli alla Camera dei Deputati ''e' paradigmatico della condizione caotica in cui verte la tv pubblica. Con conti poco trasparenti, un passivo in aumento e l'assenza di una prospettiva credibile per il futuro, la Rai finira' come la vecchia Alitalia di Stato''. ''Al di la' del balletto di dati, forniti e smentiti'' il segretario nazionale Usigrai Carlo Verna annuncia: ''Proponiamo sin d'ora a tutte le sigle dei lavoratori e all'Adrai , di valutare in caso di mancata attenzione istituzionale al tema, forme di protesta che non escludano uno sciopero di tutti''..

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