Grande Fratello Vip, Ilary Blasi e Signorini contro Bettarini

Pubblicato il 4 ottobre 2016 10.42 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2016 10.42

 
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R OMA – Grande Fratello Vip, Ilary Blasi e Alfonso Signorini contro Stefano Bettarini. “Le donne non sono figurine. Il tempo delle guasconate, Stefano, è finito”. Ilary Blasi e Alfonso Signorini si scagliano contro Stefano Bettarini costretto ovviamente a chiedere scusa a tutte le persone che sono state nominate nelle confidenze notturne con Clemente Russo (quest’ultimo cacciato dal programma dopo le sue frasi sui gay). Bettarini infatti si era vantato, con tanto di elenco, delle sue conquiste amorose e delle sue scappatelle avute durante il matrimonio con Simona Ventua.

Ilary Blasi, in particolare, ha parlato molto duramente nei confronti: “Da donna, ti dico che hai detto delle cose brutte. Delle cose di livello molto basso e non ti rendi conto che spesso la verità, anche se hai detto la verità, mette in brutte situazioni persone che non c’entrano nulla”.

Ilary Blasi ha chiesto poi scusa ufficialmente prendendo le distanze (anche a nome della produzione e della stessa Mediaset) dal comportamento avuto da Stefano Bettarini e Clemente Russo. Esce dal Grande Fratello Vip, però, solo il pugile mentre l’ex calciatore resterà dentro. Viene quindi penalizzata la frase detta da Russo contro la Ventura: “Gliela lasciavi lì nel letto, morta”.

La puntata del Grande Fratello Vip si è aperta con una sonora “reprimenda” di Ilary Blasi e di Alfonso Signorini all’ex calciatore che, dopo le loro sollecitazioni, si è scusato con “tutte le persone che sono state nominate” nel suo colloquio di qualche sera fa con Russo.

Poi l’espulsione a tavolino di Russo: “Le tue affermazioni all’interno della casa – ha spiegato Ilary Blasi – hanno violato le regole e lo spirito del Grande Fratello: le conseguenze cono inevitabili, sei ufficialmente squalificato, devi abbandonare la casa stasera stessa”.

Lo scambio tra Russo e Bettarini, con pettegolezzi e racconti di tradimenti, era finito fin sul tavolo del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che aveva chiesto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di valutare la conformità dei comportamenti del pugile campione olimpico con lo statuto deontologico del Corpo e la loro compatibilità con le istanze di tutela dell’immagine dell’Amministrazione penitenziaria.