Cecchi Paone: In Rai non mi facevano lavorare perché lotto per i gay

Pubblicato il 1 aprile 2016 10.46 | Ultimo aggiornamento: 1 aprile 2016 11.53

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R OMA – Alessandro Cecchi Paone al Tg4 dal 4 aprile: “In Rai non mi fecero lavorare perché lotto per i gay”. Inizia lunedì prossimo l’avventura di Alessandro Cecchi Paone, nuovo vicedirettore e conduttore dell’edizione serale del Tg4. Sarà un ritorno in primo piano a 12 anni dal celebre coming out con cui si dichiarò bisessuale: “Da allora ho fatto solo l’opinionista, perché mi sono dedicato alla lotta per i diritti civili. Mediaset mi ha sempre dato spazio, ma alla Rai c’è chi mi ha impedito lavorare”, spiega a Sorrisi e Canzoni.

Cambia anche la formula del telegiornale, che passerà alla durata di un’ora; dopo le news (trasmesse dalle 18.55), arriverà il turno dell’approfondimento “Dentro la notizia”, in onda alle 19.30, con conseguente slittamento di “Tempesta d’amore”. Una vera rivoluzione per il tg della rete Mediaset, che cerca di trovare una sua precisa identità, come ai tempi di Emilio Fede. Lo spiega lo stesso Cecchi Paone in un’intervista a Sorrisi e Canzoni.

Come lui stesso ammette, spiega Fanpage, il momento che ha cambiato il suo rapporto con la tv è stato il celebre coming out del 2004 con cui svelò la sua bisessualità.

Sul fronte professionale non ho più condotto programmi e ho fatto l’opinionista. Ma è stato anche perché mi sono concentrato sulla mia battaglia per i diritti civili. Devo ringraziare Mediaset che mi ha dato quotidianamente spazio in tutto questo tempo. Ho scoperto che il mio pubblico non è cambiato. Le persone che, per cultura e formazione, non condividevano la mia battaglia, hanno riconosciuto la mia onestà e il mio coraggio. La difficoltà è stata, invece, quella di gestire il dispiacere della fine di un grande matrimonio d’amore con la mia ex moglie. Ora siamo legatissimi, siamo l’uno il migliore amico dell’altra.

Togliermi un sassolino dalla scarpa? Forse contro un paio di dirigenti Rai: un uomo e una donna che non hanno avuto il coraggio di dirmi che non mi facevano lavorare per la mia battaglia per i diritti civili.

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