Virus Zika, vaccino più vicino: test sull’uomo entro l’anno

Pubblicato il 29 giugno 2016 12.30 | Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2016 11.59

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Virus Zika, vaccino più vicino: test sull'uomo entro l'anno

B OSTON – Virus Zika, si avvicina la possibilità di avere un vaccino contro questa patologia trasmessa dalla zanzara Aedes Aegypti. A rassicurare in questo senso sono i risultati di una sperimentazione effettuata su animali da un gruppo di ricerca coordinato da Stephen Thomas, del centro di ricerca dell’esercito statunitense Walter Reed, e da Dan Barouch, dell’università di Harvard e del centro di ricerca medico Beth Israel Deaconess, a Boston. Ed entro fine anno si prevede il test del vaccino sull’uomo. 

 

Lo sviluppo di un vaccino contro questo virus è una priorità da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’infezione da virus Zika una emergenza per la salute pubblica globale. Il virus infatti può causare problemi neurologici, come una rara condizione che porta alla paralisi (sindrome di Guillain-Barré), e se colpisce le donne incinte può causare una malformazione del feto in cui il cervello non riesce a crescere normalmente (microcefalia).

I ricercatori hanno realizzato due tipi diversi di vaccini e li hanno testati sui topi: un vaccino a Dna che prevede direttamente l’inserimento nelle cellule di un tratto di Dna con le istruzioni per combattere l’infezione, e un vaccino tradizionale basato su virus inattivato isolato a Porto Rico.

I test hanno dimostrato che entrambi i vaccini sono efficaci sui topi. Inoltre il vaccino tradizionale è già nella fase di test su primati non umani e la sperimentazione umana, secondo i ricercatori, potrebbe cominciare entro la fine dell’anno.

Il vaccino tradizionale è più avanti nei test perché si basa ”sulla stessa tecnologia già usata per sviluppare altri vaccini contro virus della stessa famiglia”, ha detto Thomas, che è un infettivologo dell’esercito statunitense specializzato nei flavivirus, la famiglia cui appartiene Zika e di cui fanno parte i virus dell’encefalite giapponese, della febbre dengue, del Nilo occidentale. I ricercatori infatti stanno cercando di ridurre i rischi, evitando tecnologie non provate che potrebbero causare un ritardo nelle licenze.