Vaccinazioni in calo, e rosolia e morbillo tornano tra i bimbi

Pubblicato il 25 ottobre 2016 12.00 | Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2016 12.07

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R OMA – Tornano la rosolia e il morbillo: si pensava che sarebbero state debellate entro il 2015, ma non è stato così. Il motivo sarebbe nel calo delle vaccinazioni per queste due patologie, che comunque non sono mortali.

Come spiega Carla Massi sul Messaggero, dall’inizio del 2013 oltre quattromila segnalazioni per il morbillo, una malattia un tempo molto diffusa tra i bambini, ma che negli ultimi anni le terapie farmaceutiche vorrebbero eliminare. Sono duecento, invece, le segnalazioni di rosolia e tetano.

L’Italia, prosegue il Messaggero, è al quinto posto tra i sette Paesi con il maggior numero di casi negli anni 2014-2015, preceduta da Kirgizistan, Bosnia-Herzegovina, Russia e Georgia.

Questo perché cala il numero di genitori che sottopongono i propri bambini al vaccino:

sono scese sotto il 95 per cento le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite ed epatite B. E ancora di più contro morbillo, parotite e rosolia, che raggiungono una copertura dell’86%. In meno di dieci anni la picchiata oscilla tra il 4 e il 5%. Proprio per questo nuovo e diffuso rifiuto verso le vaccinazioni, all’inizio del 2015, l’Italia è stata bacchettata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Sono in calo anche le vaccinazioni contro la pertosse, che può essere letale se viene contratta da un neonato: spesso, inoltre, a trasmettergliela, senza saperlo, è la sua mamma. Per questo si è tornati a parlare di vaccinare le donne in gravidanza.

La causa della malattia è una tossina, prodotta dal batterio, che porta a danni neurologici-cerebrali oltre ai sintomi respiratori come l’apnea. Secondo Giuseppe Di Mauro, presidente della Società di Pediatria preventiva e sociale,

“La condizione alla quale siamo arrivati può causare l’accensione di nuovi focolai. La principale causa è da ricercare nella crescente incertezza. Eppure, le vaccinazioni rientrano nella responsabilità genitoriale secondo il criterio dell’interesse superiore del bambino. Dobbiamo far invertire la tendenza prima possibile”.