Tumore, esame del sangue scopre dove si nasconde

Pubblicato il 9 marzo 2017 09.00 | Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2017 09.40

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Tumore, un esame del sangue scopre dove si nasconde

Cancro, un nuovo esame del sangue è in grado di scoprire non solo se c’è un tumore, ma anche in quale parte del corpo si sviluppa. Il nuovo test è stato messo a punto da ricercatori della University of California di San Diego, negli Stati Uniti. Fino ad oggi le biopsie liquide erano in grado di rilevare nel sangue dei pazienti oncologici tracce di DNA rilasciato dalle cellule tumorali, ma non di indicare dove risieda il tumore.

Quando una neoplasia si sviluppa inizia a competere con le cellule normali per quanto riguarda nutrienti e spazio vitale e per questo, diffondendosi, le uccide. Nel momento in cui le cellule muoiono, rilasciano il loro DNA specifico nel sangue, e i ricercatori hanno utilizzato questo DNA per identificare il tessuto interessato dal cancro.

“Abbiamo fatto questa scoperta per caso, ha spiegato il professor Zhang Kun, autore principale dello studio pubblicato sulla rivista Nature Genetics. Stavamo portando avanti l’approccio convenzionale ed eravamo solo in cerca di segnali provenienti da cellule tumorali. Ma in questo modo abbiamo individuato anche segnali provenienti da altre cellule. Ci siamo così resi conto che se integriamo entrambe le serie di segnali possiamo determinare la presenza di un tumore e il posto in cui sta crescendo”.

Per verificare l’ipotesi, il team ha messo insieme una banca dati dei modelli di metilazione, o modificazione epigenetica di una parte del DNA di dieci diversi tessuti normali: fegato, intestino, colon, polmone, cervello, rene, pancreas, milza, stomaco e sangue. Hanno poi analizzato campioni tumorali e di sangue di pazienti oncologici per comporre uno schema di marker genetici per ogni tumore.

Il nuovo test potrebbe eliminare in futuro la necessità di diagnosi basate sulla biopsia tradizionale, o asportazione chirurgica del tessuto, tuttavia, conclude Kun, prima di “traslare la ricerca in ambito clinico dobbiamo lavorare con oncologi per perfezionare ulteriormente il metodo”.