Storia di un bisturi e…di una fata dispettosa…

Pubblicato il 17 gennaio 2014 20.55 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2014 20.55

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D i Francesca Mazzeo

Il nome fata deriva dal latino fatae cioè coloro che presiedono al fatum, al destino. Sono esseri magici ed eterei che hanno il
compito di vegliare su qualcuno come angeli custodi,dispensando doni e virtù ma non sono univocamente buone,oltre ad
essere vanitose ed egocentriche, sono permalose ed irascibili e amano sottoporre la persona scelta ad una prova prima di
offrirle la loro completa protezione e dedizione.E quale potrebbe essere una “prova” riferita ad un “incantesimo” chirurgico?
Forse un piccolo errore, una piccola apparente imperfezione del risultato……In genere ci si sottopone ad un intervento di
chirurgia estetica per il desiderio di apparire più belli ed attraenti addolcendo qua e là i difetti, con la segreta convinzione che,
così facendo, ne guadagnerà non solo la propria immagine, ma anche l’autostima ed il successo personale. Nella quasi totalità
dei casi, si esce con la conquista di aver visto il proprio sogno tramutarsi in realtà: ci si guarda allo specchio e ci si vede
trasformati, meglio di come ci si aspettava. Ma non a tutti succede di ammirare narcisisticamente gli effetti di un ritocco
chirurgico, per alcuni c’è la famosa prova della nostra personale fata chirurgica dispettosa ma pur sempre con la bacchettabisturi
magico per rimediare all’errore se ce lo meritiamo e siamo pazienti e fiduciosi.In realtà la probabilità di errore nella
chirurgia è in parte in mano al fato e in parte no e sebbene ridotta al minimo grazie al perfezionamento delle tecniche e alla
messa a punto di strumentazioni tecnologicamente evolute è impossibile da annullare. Questo per via di alcuni fattori
indipendenti dalla professionalità e dalla capacità del chirurgo. Può capitare, ad esempio, che tutto si svolga perfettamente
secondo il piano stabilito ma poi, per una ignota reazione dell’organismo, il processo di cicatrizzazione risulta più lungo del
previsto o il ritocco comincia a prendere una brutta piega, ben diversa da quello che ci si aspettava. In ogni caso il numero
degli insuccessi non raggiunge fortunatamente percentuali così alte. Ogni anno in Italia si effettuano 50 mila interventi di
chirurgia estetica. Una minuscola percentuale di essi non riscontra le aspettative del paziente. Colpa del chirurgo? Non
sempre: a monte di un insuccesso ci sono diversi fattori, anche individuali. E la soluzione é quasi sempre possibile trattandosi
di piccole imperfezioni risolvibili nella grande maggioranza dei casi.Il primo passo, a mio avviso è fare chiarezza su cosa si
intende per errore. Notare, ad esempio, delle ecchimosi dopo un intervento di chirurgia estetica é un fatto del tutto normale: si
tratta di una conseguenza naturale del trattamento compressivo che il chirurgo applica per favorire la cicatrizzazione dei
tessuti, destinata a scomparire nell’arco di qualche settimana. Ugualmente non si può accusare il chirurgo di aver eseguito
male l’intervento se, dopo una rinoplastica, il naso appare gonfio per un paio di mesi o se in seguito ad una liposuzione non si
appare immediatamente magri e tonici e cosi’ via. Prima di andare nel panico e correre dallo specialista per un successivo
ritocco è bene quindi attendere un po’, diciamo dai 3 ai 6 mesi: periodo entro il quale in genere i tessuti operati si assestano
definitivamente. Se, in seguito a questo periodo,le imperfezioni continuassero o risultassero maggiormente aggravate, allora é
proprio il caso di sottoporsi ad una visita specialistica per stabilire le relative responsabilità e soluzioni. Ma anche l’operato del
paziente può compromettere un felice decorso post operatorio: se non si seguono scrupolosamente le prescrizioni del chirurgo,
non si assumono con regolarità i farmaci antibiotici ed antinfiammatori o si tolgono i bendaggi o le strutture contenitive prima
del tempo, si rischia non solo di invalidare il risultato estetico ma addirittura di provocare danni dalle pesanti
conseguenze.Prima dell’intervento è’ importante pero’ anche la scelta del chirurgo che non deve essere affrettata ma valutata
attentamente. Innanzi tutto è doveroso accertarsi di trovarsi di fronte ad un chirurgo specializzato ed abilitato, dalla provata
esperienza, tale da consentirgli di prevenire o eventualmente gestire eventuali complicanze. Utile ad esempio è tenere conto
del parere di chi si è sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica, facendosi raccontare ogni dettaglio ed eventualmente
facendosi mostrare il risultato dell’operazione o chiedendo al chirurgo stesso una documentazione fotografica ,sempre pero’
considerando che ognuno di noi è diverso ed un risultato buono per un paziente non lo sarà necessariamente per un altro.
La premessa per una buona riuscita dell’operazione è senza alcun dubbio la visita preliminare. E’ assolutamente necessario
prima dell’intervento un accertamento clinico completo che metta in rilievo eventuali problemi o malattie. Normalmente gli
esami prescritti prima di un qualsiasi intervento di chirurgia estetica riguardano indagini ematochimiche (che accertino la
buona funzionalità di organi come fegato e reni) nonché l’elettrocardiogramma. Particolare attenzione dovrà inoltre essere
prestata nel rilevamento dell’anamnesi: è necessario riferire eventuali malattie contratte o interventi subiti e se si sta
seguendo una specifica terapia.Detto questo, i motivi della delusione del paziente possono essere dovuti ad una scelta
sbagliata del tipo di intervento da parte del chirurgo o ad un suo errore tecnico ma anche come già accennato ad una scarsa
osservazione delle raccomandazioni post-intervento,ad una reazione inaspettata ed imprevedibile dell’organismo, ad
aspettative spropositate rispetto a reali possibili risultati o ad una combinazione di due o piu’ fattori. Cosa fare quindi? Un mio
consiglio personale è tornare dallo stesso chirurgo , non demonizzarlo correndo al riparo da un chirurgo diverso. E’ importante
inoltre rivolgersi al chirurgo con tranquillità, senza partire in quarta con accuse magari infondate che potrebbero essere
controproducenti . A volte infatti occorre semplicemente del tempo per adeguarsi alla nuova immagine oppure è passato
troppo poco tempo dall’intervento ed il risultato non è ancora completo e visibile.In genere per questo motivo, gli eventuali
ritocchi sono da effettuarsi non prima di 6 mesi. Sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica è un po’ come in un certo
senso essere “ rimessi in vita” e quindi a mio avviso la fiducia in chi ci ha “partorito”la seconda volta deve essere totale poiché
il chirurgo estetico professionale ed esperto è soddisfatto non di percepire un guadagno o di accontentare solo il suo paziente
ma di creare la sua personale opera d’arte e per questo penso che come anche per i migliori artisti, gli si debba concedere
talvolta una seconda possibilità ,un secondo colpo di pennello, non per rimediare ma per poter ritoccare il proprio capolavoro,
abbellirlo e renderlo davvero unico.

Francesca Mazzeo è chirurgo plastico a Parma