Spermidina: così legumi, formaggi e cereali allungano la vita

Pubblicato il 15 novembre 2016 11.30 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2016 11.11

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Spermidina elisir: così legumi, formaggi e cereali allungano la vita

M ILANO – Legumi, formaggi e cereali integrali possono allungare la vita e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Il merito è della spermidinauna sostanza normalmente nel latte materno con lo scopo di stimolare la proliferazione cellulare del neonato, e reperibile in maggiore quantità nello sperma (da cui il nome), dove riveste un ruolo chiave nella genesi della nuova vita.

 

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Medicine e condotto da Guido Kroemer della Equipe 11 Labellisée Ligue Contre le Cancer di Parigi, insieme a colleghi dell’università di Graz in Austria ha dimostrato i benefici di questa sostanza nel proteggere il cuore e nell’abbassare i rischi legati alla ipertensione. 

Lo studio è stato condotto prima su topolini e ratti e poi esteso anche a 800 volontari del Comune di Brunico, in Alto Adige, in cui il consumo di cibi ricchi di spermidina è risultato associato a minor rischio cardiovascolare e pressione alta.

La spermidina non è nuova agli scienziati a caccia di un ‘elisir di lunga vita’: in precedenti studi su animali più semplici (lieviti, moscerini e vermi) la molecola aveva già dimostrato i suoi effetti sulla longevità.

In questo nuovo lavoro gli esperti hanno aggiunto spermidina all’acqua dei topolini, iniziando l”integrazione’ dietetica quando i topi erano già grandi, corrispondenti a individui di 45-50 anni. La spermidina allunga la vita degli animali e mostra effetti cardioprotettivi, aumentando anche la funzionalità del cuore in topolini anziani.

Infine gli esperti hanno stimato la quantità di spermidina nella dieta di circa 800 persone e visto che a consumi più elevati di questo nutriente corrisponde un minor rischio di insufficienza cardiaca e altre malattie cardiovascolari e un minor rischio di pressione alta, specie tra i maschi. Ci sono insomma tutti i presupposti, concludono gli autori, per allestire studi clinici più rigorosi per studiare l’azione di questo composto