Sepsi, uccide più dell’infarto. Ecco cos’è e come si previene

Pubblicato il 1 ottobre 2015 10.00 | Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2015 15.25

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di redazione Ladyblitz
 

R OMA – Uccide più dell‘infarto: è la sepsi, una grave forma di infezione caratterizzata da una spropositata risposta infiammatoria che viene messa in atto dal corpo. Solo in Italia la sepsi uccide ogni anno 60mila persone, con un tasso del 40-60% di mortalità ospedaliera nelle forme più gravi.

La sepsi può colpire chiunque, anche se le persone più esposte sono quelle con ridotte difese immunitarie, anziani e bambini. Fondamentale è una rapida diagnosi e una corretta terapia antibiotica. La prevenzione attraverso programmi di controllo delle infezioni che dovrebbero essere attivati in tutti gli ospedali resta dunque una delle migliore terapie. Ancora dubbi? Ecco allora le risposte che cercate.

  1. LA SEPSI E’ PERICOLOSA? In Europa si verificano circa 400 casi di sepsi su 100.000 abitanti ogni anno, un’incidenza che supera quella dell’infarto del miocardio e dei tumori. In Italia si stima che ci siano 60.000 morti all’anno per sepsi.
  2. CHI MI PUO’ AIUTARE? Il tuo medico di famiglia potrà essere il primo che individua una possibile infezione ed inizia il trattamento. Molto spesso fattori predisponenti del paziente, quali età avanzata, utilizzo di terapie immunosoppressive, presenza di malattie croniche, fanno sì che la terapia di prima linea non sia sufficiente e si renda necessario l’accesso in ospedale per un ricovero.
  3. COME FACCIO AD ACCORGERMENE? È necessario chiamare il medico o recarsi in pronto soccorso in caso di: febbre alta (oltre 38,5 gradi che non passa per 24-48 ore nonostante gli antifebbrili) soprattutto se accompagnata da fatica a respirare, malessere e ipotensione con svenimenti; riduzione consistente della diuresi per 24-48 ore; stato di coscienza alterato; gonfiore alle gambe o alle braccia; comparsa di petecchie. Nei bambini sono ulteriori importanti campanelli di allarme il vomito, il mal di testa e la sonnolenza.
  4. COME FACCIO A CURARMI? Se l’infezione è localizzata, il trattamento a domicilio con antibiotici può essere sufficiente. Nei casi più gravi, è necessario il ricovero in ospedale, talvolta in terapia intensiva per un trattamento rianimatorio delle funzioni vitali che vengono messe in crisi dalla sepsi. L’esperienza degli ultimi 10 anni ha dimostrato che l’applicazione adeguata nel tempo e nei modi dei trattamenti riduce significativamente la probabilità di morte per sepsi.
  5. COME POSSO PREVENIRLA? La prevenzione delle infezioni è uno dei modi migliori per prevenire la sepsi. Un ruolo fondamentale lo ricopre l’igiene delle mani. Lavarsi accuratamente le mani è il singolo fattore più importante nel ridurre il rischio di sepsi in strutture sanitarie e nella comunità. Almeno il 20% dei casi di sepsi contratte nelle strutture sanitarie sono prevenibili attraverso il rigoroso rispetto delle norme igieniche.
  6. QUALI SONO LE CAUSE? a diffusione dei germi responsabili è ubiquitaria, dalla comunità fino agli ospedali dove i germi continuamente sottoposti ai trattamenti antimicrobici sviluppano sempre maggiori meccanismi di resistenza, risultando quindi più difficili da trattare e debellare.
  7. CHI SONO I RESPONSABILI DELLA SEPSI? La sepsi è causata per lo più da batteri, ma anche da virus o funghi o protozoi.
  8. LE VACCINAZIONI SONO UTILI? Vaccinare i bambini protegge i loro nonni. La vaccinazione dei bambini conduce a un meccanismo più grande conosciuto come “immunità di gregge”, interrompendo catene di infezione e conseguente minor numero di malattie.
  9. GLI ANTIBOTICI FANNO MALE? No, l’antibiotico cura l’infezione. Tuttavia, l’uso indiscriminato di antibiotici deve essere fermato, perché la loro eccessiva somministrazione negli ultimi anni ha portato ad un drastico aumento della presenza di batteri resistenti.
  10. PERCHE’ NON NE HO MAI SENTITO PARLARE PRIMA? È un gigante ancora poco noto. Anche in ambito sanitario la sepsi è un nemico spesso sottostimato e contro il quale si utilizzano frequentemente risorse diagnostiche e terapeutiche insufficienti nei tempi e nei modi.