Psoriasi, difficoltà e paure dei malati. Anche con il partner

Pubblicato il 22 ottobre 2015 17.00 | Ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2015 15.15

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di redazione Ladyblitz
 
Psoriasi, difficoltà e paure dei malati. Anche con il partner

R OMA – Psoriasi, una malattia dal percorso diagnostico molto complesso. Più di un terzo segnala dubbi e incertezze del medico e per ottenere una diagnosi 7 su 10 sono passati da uno specialista all’altro. Oltre la metà dei pazienti dichiara di aver cambiato il proprio riferimento nelle cure, in media quattro diversi specialisti o centri prima dell’attuale. E tutto questo impatta sulla qualità di vita, mentre i pazienti sono già sospesi fra paura dell’evoluzione della malattia (65%), vergogna per i segni sul corpo (56%), sensazione di essere percepiti come contagiosi (52%) e ansia da ricomparsa dei sintomi, che nei casi più gravi, sfocia in periodi di depressione (48%).

Il ritratto emerge da un’indagine Censis su 300 pazienti, 50 dermatologi e 21 farmacisti ospedalieri. Per i giovani (un quarto) anche l’intimità con il partner è compromessa e la metà circa del campione giudica insufficienti le informazioni di cui dispone. Il medico è importante, ma il 37% dei più giovani e più istruiti indica la Rete come fonte principale. Oltre il 70% dei dermatologi evidenzia invece che la gravità della patologia è sottovalutata. I centri specializzati sono un punto di riferimento, ma 8 specialisti su 10 auspicano una ridefinizione della loro rete sul territorio.

“E’ necessario favorire informazione e sensibilizzazione: dalle Istituzioni socio-sanitarie che possono contribuire con risorse all’opinione pubblica per abbattere lo stigma” spiega Mara Maccarone, presidente Adipso (Associazione per la difesa degli psoriasici). “Le nuove terapie biotecnologiche sono in grado di ottenere risultati eccezionali anche nei casi più gravi” evidenzia Giampiero Girolomoni, presidente Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse)- ma per sfruttarne le potenzialità è necessario un modello organizzativo più efficace, dalla formazione dei medici di medicina generale a un miglior collegamento fra dermatologia territoriale e centri di riferimento”.